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Roma, 18 dic – L’Unione europea usa due pesi e due misure rispetto a chi sfora il deficit. E a rimetterci è l’Italia. A confermarlo è il commissario Ue per gli Affari economici Pierre Moscovici, che spiega perché Bruxelles favorirà il presidente Macron ma non il governo gialloverde.
“Ci sono due grandi differenze tra Francia e Italia: in Francia c’è un’emergenza sociale, misure eccezionali, con un anno di superamento temporaneo. E’ consentito dalle regole. Nel caso dell’Italia, esiste una politica di rilancio di tre anni”.
Insomma, l’economista francese (prossimo alla candidatura alle europee, presumibilmente proprio nel partito del presidente Macron) ha conclamato che l’unico Paese a sforare il vincolo del 3% sarà la Francia (e non subirà sanzioni), perché da loro è in atto la protesta dei gilet gialli.
Come a dire, se anche gli italiani avessero messo a ferro e fuoco le città allora l’Ue avrebbe chiuso un occhio sullo sforamento del deficit.
leri, in merito al doppiopesismo dell’Ue, il vicepremier Matteo Salvini ha auspicato che “a Bruxelles ci sia buonsenso e non ci siano figli e figliastri, che a noi ci contino anche i peli nel naso mentre i francesi possano spendere e spandere. A Natale sono tutti più buoni, spero lo sia anche Juncker”.
“Noi abbiamo fatto tutto il possibile – assicura stamane il leader della Lega – per mantenere gli impegni presi con gli italiani sul lavoro, le scuole, gli ospedali, la sicurezza e adesso ci aspettiamo altrettanto buonsenso da parte di Bruxelles”.
Sui ritardi nell’esame della manovra da parte del Parlamento, Salvini assicura: “Contiamo entro la fine dell’anno, a costo di lavorare anche a Natale e a Capodanno, di offrire agli italiani l’inizio di un percorso che smantella la legge Fornero, che toglie le tasse alle partite Iva, che aiuta famiglie e imprese”.
Il problema è che l’Ue chiede tagli per altri tre miliardi. E l’unico modo da parte del governo Lega-M5S per assecondare i diktat di Bruxelles è ridurre ancora il deficit.
Altro che sovranismo, altro che manovra del popolo. Finora l’esecutivo gialloverde ha compiuto soltanto dietrofront. Ma – oltre al danno, la beffa – alla Ue ancora non basta.
Adolfo Spezzaferro



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