Roma, 10 apr – L’integralista Sarri, smentito dalle sue riserve e dal cambio di modulo che gli hanno portato la vittoria oramai insperata con il Chievo al San Paolo. Per un ostinato come il tecnico toscano, un bel secchio d’ acqua gelata in faccia, ma mai forse cosi’ benvenuto perché è servito a tenere aperta la corsa scudetto del Napoli, anche se sempre a meno quattro dalla Juve capolista che aspetta Hamsik e compagni allo Stadium nella sfida del prossimo 22 aprile. Ma ad un certo punto –fino al minuto 88- con il Chievo era davvero finita per gli uomini di Sarri: sotto 1 a 0, i bianconeri che avevano vinto sabato a Benevento a più 7. Tutto questo, prima delle reti dei due panchinari: Milik (entrato al minuto 64 per sbloccare lo stallo dello 0-0) prima e Diawara (in campo questa volta dall’inizio solo perché Jorginho era squalificato) poi, con i 3 punti arrivati dopo il ribaltamento definitivo al minuto 93.

Il tutto attraverso un cambio di modulo che per Sarri è forse peggio che sconfessare il suo credo politico e le sue origini: dal solito 4-3-3 al 4-2-3-1 per far coesistere un Mertens un po’ imbolsito perché “l’allenatore con la tuta” non lo fa  respirare mai, nemmeno quando si fa parare un rigore (da Sorrentino con il Chievo) o ha la lingua sotto le scarpe. Ma siccome Mertens  (sostituito da Rog solo a partita finita, al minuto 50) è il Falso Nove che in queste due stagioni ha contribuito a tenere in alto la squadra a suon di gol, facendo parlare di originalità tecnico-tattica e alimentando l’ego ipertrofico di chi ha avuto l’idea, adesso per il suo allenatore ha il valore della Madonna di Lourdes. Lui, il belga tascabile che, come quasi tutti i soliti 11-12, aggiungiamoci anche Zielinski, va sempre in campo, manco il Napoli giocasse il torneo Aziendale o facesse gli Amatori il sabato pomeriggio. Certe scelte un po’ ottuse hanno portato la squadra quasi deliberatamente fuori dalla Coppa Italia e dall’Europa League, in ossequio all’Ossessione Scudetto.

E, se adesso, a sette giornate dalla fine il Sogno è ancora possibile, forse non è tutto merito del suo allenatore, cosi’ tanto osannato dai filosofi e opinionisti radical chic della gauche pallonara e anti Sistema quello, secondo loro, incarnato dalla Juventus, dalla sua storia, dalla sua organizzazione e da Allegri. Anzi, questa appassionante corsa scudetto che ci rimane da vivere, non è più Allegri contro Sarri, ma Allegri contro De Laurentiis. Perché domenica con il Chievo, quasi tutte le teorie e gli integralismi di Sarri sono saltati per aria: Milik e Diawara, gli eroi del San Paolo sono stati voluti e presi dal padrone del Napoli; l’attaccante polacco quasi come un perfetto carneade per sostituire Higuain, dopo aver fatto finta di trattare Icardi per dare uno zuccherino alla piazza.

Sarri avrebbe voluto altri giocatori, i suoi trombettieri sollevano sempre le dolenti note di un allenatore costretto a fare le nozze con i fichi secchi, con giocatori inadatti e investimenti risibili rispetto alla Superpotenza Juventus. Analisi oggettiva nei numeri, ci mancherebbe, ma non comprovata dai fatti sul campo: anzi, smentita in una soleggiata domenica di aprile contro il Chievo. Buona corsa scudetto a tutti.

Paolo Bargiggia

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  1. sig. Bargiggia questo suo commento è del tutto sbagliato dal punto di vista tecnico, evidentemente o lei non ha visto tutte le partite del Napoli oppure è del tutto ignorante in materia, o peggio in malafede. Se il Napoli si trova a 77 punti lo deve solo ed esclusivamente a mister Sarri, che ha dato un gioco meraviglioso alla squadra oltre che prolifico di punti, l’esempio del 4231 di cui innanzi è del tutto viscido, infatti il Napoli ha cominciato la stagione proprio con questi due moduli, 433 e 4231, il secondo è stato abbandonato solo ed esclusivamente per l’infortunio di Milik, che oggi dopo che in 24 mesi è stato sano solo 6 non può reggere i 90 minuti, e grazie a De Laurentis, che lei glorifica solo per fare il bastian contrario a Sarri, che si è venduto sia Pavoletti che Zapata che comunque non sono all’altezza di Milik. Se Sarri è stato costretto ad utilizzare sempre gli stessi giocatori è solo perché non ha i Mandzukic, Bernardeschi, Douglas Costa, Higuain, Dybala, Quadrado come il suo amico Allegri, ma solo Insigne, Callejon e Mertens, esattamente la metà degli attaccanti della Juve e nonostante ciò è ancora in lotta solo grazie al gioco, perché bisogna ricordare che rispetto ad Allegri dispone anche della metà dei difensori e della metà dei centrocampisti. E’ chiaro che lei attacca Sarri solo perché grazie al bel giuoco ha oscurato la sua amata Juve, che vista la sua debordante ricchezza economica, politica e di influenza mediatica ha completamente fallito la stagione con la eliminazione dalla CL, e che resta comunque una squadra di pregiudicati alla luce delle sentenze sportive, civili e penali che hanno certificato le ruberie, il doping e gli imbrogli che tutti gli italiani non juventini riconoscono. In ultimo per evidenziare ancor di più quanto sia errata la sua analisi anche dal punto di vista tecnico, le ricordo che Diawara aveva fatto una pessima partita prima del gol al 93° e che se il Napoli è stato escluso dalle coppe è proprio perchè le riserve, a differenza di quelle juventine, non si sono rivelate all’altezza dei titolari. Questi stessi giocatori, con Benitez ed Higuain, hanno fatto 63 punti nel 2015, se oggi si trovano a 77 a meno 7 dalla fine lo devono solo ed esclusivamente a Sarri.

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