Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 5 ago – Belt & Road Initiative (Bri): è la strategia che la Cina ha lanciato per creare una sorta di nuova Via della seta tra Oriente ed Occidente. Un investimento valutato nei termini di una cifra dall’entità compresa tra i mille ed i millequattrocento miliardi di dollari, che porteranno alla creazione di imponenti infrastrutture logistiche, in ambito portuale, aeroportuale, ferroviario e stradale, in particolare nel Mediterraneo e nell’Europa settentrionale.

Ci si chiede, anzitutto, quale sarà l’impatto strategico di tale serie di progetti: la risposta appare non certo difficile, dal momento che il controllo delle vie di comunicazione rappresenta la forma più ampia di dominio fisico da parte di una potenza su altre. L’Italia non è certo assente: Pechino cercherà di agire anche su Genova (il principale scalo nazionale), Trieste e Savona.

Tuttavia, le prospettive di cui sopra hanno incontrato altresì l’opposizione da parte di alcuni Stati europei, in particolare quelli nordici. Paolo Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure (che comprende i porti di Genova e Savona) ha notato come, dietro tale apparente contrarietà, possa esservi, in realtà, l’ennesimo tentativo da parte delle forti economie settentrionali ad imporre la propria volontà ai Paesi meridionali, trasformandoli, di fatto, in porte d’ingresso nel Mediterraneo per la Repubblica Popolare. Nemmeno troppo casuale appare, altresì, la presenza del Presidente del Consiglio italiano, Gentiloni, al Belt & Road forum for international forum tenutosi in Cina lo scorso maggio.

Inquietanti interrogativi desta anche l’incidenza di una simile operazione sulle questioni attinenti il lavoro, in un settore, quello logistico, che già da tempo è sottoposto ad una massacrante corsa al ribasso, sostanziatasi in sistematici tagli a redditi e misure di sicurezza. Vengono in mente le parole di Zeno D’Agostino, presidente dell’Adsp del Mar Adriatico orientale (comprendente i porti di Trieste e Monfalcone), nonché di Assoporti, l’associazione che raccoglie i principali scali marittimi d’Italia: “Non puoi fermare il mondo che si evolve”. Ancora una volta, lo stesso intramontabile mantra attraverso cui giustificare la rimozione di ogni ostacolo.

Il progetto di riduzione dell’Europa meridionale ad una sorta di unico, grande Bangladesh, continua. Allo stesso modo, permane la complicità di governi la cui unica ragion d’essere consiste nel demolire ogni residuo di sovranità.

Franco Pierelli

Commenta