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Bergamo, 5 set – “Riteniamo che i contenuti dei documenti emersi, particolarmente quelli che anticipano il lockdown nazionale, denotino che chi ha ammazzato la nostra gente non siano stati il nemico invisibile o il virus assassino“. E’ l’accusa pesantissima contro il governo giallofucsia di Luca Fusco, presidente del comitato “Noi denunceremo” che ha iniziato a prendere visione dei documenti desecretati sull’emergenza coronavirus.

“Nessuna pandemia ma l’ennesimo caso di malagestione italiana”

“Ci chiediamo come si possa arrivare alla terza settimana dalla dichiarazione dello stato di emergenza senza avere una cernita completa dei letti a disposizione negli ospedali, particolarmente nelle terapie intensive. O come si possa aver pensato che non fosse necessario tracciare gli asintomatici”, fa presente Fusco, che poi aggiunge: “Non siamo stati di fronte ad una pandemia, ma all’ennesimo caso di malagestione italiana“. “Come rappresentanti dei familiari delle vittime – conclude – ci sentiamo umiliati ed offesi. Crediamo che quei documenti rappresentino un oltraggio alla decenza ed al pudore. Per questo motivo, non intendiamo rilasciare dichiarazioni alla stampa. Il nostro silenzio sarà il silenzio di tutti i familiari delle vittime”.

I verbali del Cts e la richiesta di tenere segreto il piano di emergenza

A spulciare i primi 95 verbali del Comitato tecnico scientifico, disponibili da ieri sul sito della Protezione civile, viene fuori che il piano segreto per contrastare l’epidemia esisteva già da febbraio, ed è stato poi adottato dal governo Conte i primi giorni di marzo. Tuttavia non era ancora stato reso pubblico, perché il 2 marzo il Cts fece presente che il contenuto doveva rimanere riservato. Ebbene, un verbale che fa luce su quanto accaduto a livello di gestione dell’emergenza è sicuramente quello del 7 marzo, quando già appare evidente che l’epidemia si stava allargando rapidamente e gli ospedali presto sarebbero stati al completo. Già il 28 febbraio era stato fatto presente che bisognava chiudere alcune aree. Dal canto loro, gli esperti avevano proposto di superare la differenza tra zone rosse e gialle, chiedendo una stretta ulteriore per la Lombardia e le province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti. Come è noto, però, due giorni dopo Conte deciderà il lockdown per tutta l’Italia.

Il 3 marzo la richiesta (non ascoltata) di chiudere Alzano e Nembro

E’ del 3 marzo, invece, la richiesta del Cts sulla zona rossa per Alzano e Nembro, in provincia di Bergamo. Ma dalle autorità non venne presa una decisione in merito. E infatti su questo episodio è in corso un’indagine della Procura. Alla luce dei contagi sui due comuni in questione, il comitato in quella data proposte “di adottare le opportune misure restrittive, già adottate nei comuni della zona rossa, anche in questi comuni al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue. Questo criterio oggettivo potrà essere in futuro applicato in contesti analoghi”. Come andò a finire, purtroppo, con i militari prima schierati per chiudere tutto e poi ritirati, lo sappiamo tutti.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. el lumbard dela lega per anni ha odiato lo popolo del sud ben gli sta!!!!e puplintone del nord pussa di virus h aah

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