Roma, 26 apr – L’Ocse lancia l’allarme sul reddito di cittadinanza: è più alto di molti stipendi, potrebbe spingere a non cercare lavoro. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, approva con riserva, quindi, la misura-bandiera del M5S. Sì, perché quello che in sostanza è un sussidio per le persone in povertà può rivelarsi un autogol. I 780 euro mensili (che poi in media sono 500 e spicci, dati Inps alla mano) secondo l’Ocse sono “squilibrati” rispetto ai redditi medi, specie al Sud. Ma non è tutto: in più, rileva il dossier, il sussidio “è progettato per favorire i single rispetto alle famiglie” mentre avrebbe dovuto essere il contrario. Ancora, osserva l’Organizzazione parigina, la transizione tra reddito garantito e lavoro “non è stata concepita con l’attenzione necessaria” al punto che si rischia una sorta di “trappola del sussidio”. Un “classico” già sperimentato in precedenti applicazioni del sussidio in altri modelli di Welfare State, come nel Regno Unito e in Francia, per fare un esempio.

La trappola del sussidio

In sostanza, si legge nel rapporto, si potrebbe rifiutare il lavoro “perché comporta a differenza dell’assistenza maggiori costi. Chi ha un impiego e uno stipendio, deve infatti sottrarre alla busta paga le spese per il trasporto, se ha figli piccoli, quelle per l’asilo nido, se ha genitori anziani o malati, quelle per una badante e così via. Chi riceve il reddito, invece, non ha di questi problemi e, almeno in alcuni casi, può spendere più di chi è occupato”. Una bella gatta da pelare per il governo Lega-M5S, che ha sempre sostenuto che il reddito non è un sussidio fine a se stesso, bensì un provvedimento a sostegno dell’occupazione. Secondo l’Ocse, l’esecutivo gialloverde dovrebbe pertanto monitorare la situazione per “assicurare che i beneficiari siano accompagnati verso il lavoro”, anche perché “la misura rappresenta un trasferimento di risorse importante”.

La formazione è il punto debole dell’Italia


Nel Rapporto annuale sull’occupazione, l’Organizzazione parigina si dice preoccupata soprattutto sulla formazione. L’Italia è sempre rimasta indietro in questo settore, nel nostro Paese solo il 20,1% degli adulti ha partecipato a programmi di formazione professionale e il 60% delle imprese con più di diecidipendenti offre formazione permanente ai propri impiegati contro una media dei Paesi Ocse del 75,2%.

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. Per l’OCSE i poveri in Italia devono muorire di fame e andare in pensione almeno a 67 anni quando per i loro dipendenti moralisti l’età per poter andare in pensione è di solo 51 anni.E in Italia c’è ancora chi crede che siano imparziali e gente non in sintonia alle oligarchie mondiali che affamano i popoli.

  2. ..il R di C è un fallimento non per le cause esposte dalla ocse: chi prende 40 / 500 euro non potrà permettersi né asilo nido ne badanti, ma per mancanza di riconoscimento di quelle fasce di popolazione più deboli…… è, chiaramente, un attacco al governo da parte del franco/ tedesco UE…i soliti “economisti” liberal-sinistri, tipo R 24 , trovano che finanziare il sociale è una cosa orrenda, per i loro occhi….tranne quando si tratta di finanziare l’invasione in massa di clandestini…in tal caso, i soldi si trovano da dare alle coop bianco-rosse di soros e compagni…

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