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Macerata, 26 nov – È cominciato questa mattina a Macerata il processo nei confronti di Innocent Oseghale, il nigeriano accusato di aver ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro, la diciottenne romana i cui resti sono stati trovati in due valigie lo scorso 31 gennaio nelle campagne di Pollenza, nel maceratese. Un presidio di cittadini lo ha aspettato fuori dal Tribunale, accogliendo il suo arrivo con una raffica di fischi e insulti.
Fuori dal Palazzo di Giustizia di Macerata alcuni manifestanti, con striscioni e cartelli, hanno urlato nei confronti dello spacciatore 28enne “Mostro assassino”, “Fuori i mostri dall’Italia”, “Ha ragione Salvini, fuori dall’Italia”. E ancora “Giustizia per Pamela”, “Ergastolo”.
Un altro slogan scandito dai manifestanti è stato: “No rito abbreviato”. Il gup di Macerata, infatti, oggi è chiamato a decidere se accogliere la richiesta di rito abbreviato avanzata dagli avvocati difensori di Oseghale, che avrebbe ammesso di aver fatto a pezzi la ragazza ma non di di averla violentata e uccisa, come invece sostiene l’accusa.

Oggi il nigeriano è l’unico imputato per omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere nel caso della morte di Pamela Mastropietro. Oseghale è arrivato in Tribunale attorno alle 8.35, a bordo di un furgone della Polizia Penitenziaria dal carcere di Forlì. Si è coperto il volto con una cartellina rossa ed è entrato nel Palazzo di Giustizia scortato da alcuni agenti, mentre la gente, fuori, scandiva insulti contro di lui. In totale una quindicina di persone, nessuno di Macerata. Alcuni hanno mostrato il crocifisso, altri il braccio destro teso.
I manifestanti hanno contestato anche il sindaco di Macerata, Romano Carancini, che a nome del Comune si è costituito parte civile. Ma i cittadini di Macerata non c’erano. Così i manifestanti, quasi tutti di Roma, hanno polemicamente chiesto al primo cittadino: “Dove sono i cittadini di Macerata? Pamela è forse un problema per la città?”. Il sindaco si è limitato a dire: “Manifestare è un diritto, ma non abbiamo bisogno di ultrà”.
Anna Pedri
 
 
 

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