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Ore contate per l’Ilva. Il giudice ordina lo spegnimento dell’altoforno

by Adolfo Spezzaferro
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ilva altoforno

Taranto, 13 dic – Ore contate per l’Ilva. Da domani, sabato 14 dicembre, non potrà più essere usato l’Altoforno 2 del polo siderurgico di Taranto. Il giudice Maccagnano ha firmato l’ordine di esecuzione di spegnimento facendo seguito alla decisione di tre giorni fa di rigettare la proroga della facoltà d’uso chiesta dai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Sono appena scaduti infatti i tre mesi concessi dal Tribunale del riesame: domani quindi riprenderà la procedura di spegnimento interrotta in settembre.

Giudice ordina che da domani non sia più utilizzato

Il giudice Francesco Maccagnano ha chiesto al custode giudiziario di implementare “ogni più utile modalità di custodia tale da assicurare che a partire dal 14 dicembre 2019 l’Altoforno 2 non sia utilizzato“. L’impianto è stato sequestrato e dissequestrato più volte nell’inchiesta sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella, investito da una fiammata mista a ghisa incandescente nel giugno del 2015, mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’altoforno.

Commissari straordinari stanno preparando nuovo ricorso al Tribunale del riesame

Lo spegnimento – che prevede una serie di procedure da compiere fino a che non sarà completamente spento il 20 gennaio – andrebbe evitato ad ogni costo: per riaccendere l’altoforno ci vorrebbero sei mesi. Ma a quanto pare il governo giallofucsia è rassegnato alla chiusura. I legali dei commissari straordinari stanno preparando un nuovo ricorso al Tribunale del riesame che dovrebbe essere depositato entro venerdì della prossima settimana. Questo ricorso potrebbe essere discusso il 30 dicembre, prima udienza utile, ma non è detto che sia quella fissata per il caso dell’Afo2, o il 7 gennaio, secondo date già calendarizzate dal Tribunale di Taranto.

Ordinato il sequestro dell’altoforno

Inoltre il giudice chiede alla custode giudiziaria dell’area a caldo, Barbara Valenzano, di curare “l’esecuzione del decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso in data 18 giugno 2015 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto”, in ossequio alle disposizioni dell’ordinanza del Tribunale del Riesame emessa il 17 settembre scorso. In poche parole, di applicare il sequestro dell’Afo2 disposto subito dopo l’incidente in cui è morto l’operaio Morricella.

Oggi nuovo incontro tra governo, Ilva e ArcelorMittal

ArcelorMittal, in seguito al rigetto tre giorni fa della proroga d’uso dell’Afo2, ha già comunicato ai sindacati il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per ben 3.500 lavoratori (compresi i 1.273 già in Cigo per i quali era stata annunciata nei giorni scorsi la proroga per altre 13 settimane, a partire dal 30 dicembre). Oggi èvin programma un nuovo incontro tra Ilva, negoziatore incaricato dal governo (il presidente Saipem Francesco Caio) e ArcelorMittal per proseguire il negoziato sul nuovo piano industriale e ambientale del polo siderurgico, nel tentativo di trovare un’intesa che limiti i danni. Ma il danno principale – lo spegnimento dell’altoforno – appare inevitabile. E questo comporterà per forza degli esuberi. I sindacati dal canto loro si sentono traditi dal governo e ritengono che il colosso franco indiano si sia approfittato dello spegnimento dell’altoforno per spedire in cassa integrazione un numero “esagerato” di operai. Infine, il 20 dicembre i legali delle parti torneranno al Tribunale di Milano per la nuova udienza relativa al ricorso cautelare urgente con cui la stessa Ilva vuole fermare il recesso dal contratto di affitto del gruppo già dichiarato da Mittal il 4 novembre scorso.

Adolfo Spezzaferro

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