Roma, 2 set – Alla vigilia del voto sulla piattaforma Rousseau con cui una parte della base 5 Stelle boccerà o promuoverà il governo M5S-Pd, in casa pentastellata c’è chi si sbilancia sul fatto che l’esito della consultazione online sarà dirimente. La piattaforma Rousseau “è un mezzo che un movimento politico ha deciso di dotarsi per prendere le proprie decisioni, pari ad una direzione di partito. Se dovessero prevalere i no, il presidente del Consiglio dovrà sciogliere la riserva di conseguenza: in modo negativo. Non vedo alternativa“. Ne è convinto il capogruppo del M5S al Senato, Stefano Patuanelli, intervistato su Radio Capital a Circo Massimo dal direttore Massimo Giannini. Sulle trattative per la formazione del governo giallofucsia, Patuanelli aggiunge: “Sono certo che si troverà una soluzione. Ci sono confronti in atto. Non si tratta di un vezzo, è una questione di assetto, di come due forze politiche si interfacciano con il presidente del Consiglio. Siamo due forze che si sono per lungo tempo contrastate, non è un problema di poltrone. Preferiremmo due vice premier ma non è certo una questione per cui non si procederà. Credo che ci siano buone possibilità che il dialogo di questi giorni porti ad un risultato positivo”.

Di Stefano: “Se vincono i no ne trarremo le conseguenze”

Non si sbilancia invece Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, il quale – a chi gli chiedeva delle decisioni che prenderà il Movimento se dal voto sulla piattaforma dovesse arrivare un no all’alleanza con i dem – risponde: “Ne trarremo le conseguenze. Siamo felici di avere un sistema che permette ai nostri elettori di essere parte attiva della politica“.

Ma il voto su Rousseau è vincolante?


Posto che il governo giallofucsia si deve fare – l’ha detto più volte il garante del M5S, Beppe Grillo – il voto online di domani potrebbe non ratificare la volontà dei vertici pentastellati, potrebbe bocciare il pastrocchio Pd-M5S. E qui sta l'”arma” del capo politico dei 5 Stelle, Luigi Di Maioreo secondo Grillo di boicottare la trattativa con i dem – da usare contro chi vuole il governo a tutti i costi. Sì, perché se il popolo (si fa per dire) pentastellato dovesse bocciare l’accordo, come la mettiamo con la democrazia diretta? Potrebbe obiettare Di Maio. Anche perché – a detta di molti esponenti pentastellati – il responso della consultazione online è vincolante.
Ecco perché qualcosa ci dice che “magicamente” dalla piattaforma Rousseau (sviluppata da Casaleggio padre e figlio) spunterà un voto a favore del governo (e di Grillo). Oppure – è il piano B per non confermare i sospetti sul fatto che il voto online sia facilmente manipolabile – i vertici M5S potrebbero chiedere una nuova consultazione se non gradissero l’esito della votazione. A quel punto – ecco l'”inghippo” – nel caso in cui nella seconda votazione non si dovesse raggiungere il quorum, il quesito decadrebbe. Con buona pace della democrazia diretta  (e di Di Maio).

Adolfo Spezzaferro

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