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Roma, 27 nov – Grandi manovre al Nazareno. Matteo Richetti lascia la corsa per le primarie del Partito Democratico e si allea a sostegno della candidatura del segretario uscente Maurizio Martina.
“Ho chiamato Maurizio. Gli ho promesso lealtà e sostegno, ma gli ho chiesto radicalità e coraggio – annuncia in una nota il senatore dem – Maurizio ha accettato di fare sue le nostre proposte e il nostro stile”.
In un lungo messaggio, Richetti spiega il perché della decisione: “Piazza del Popolo me la ricordo. Molti mi chiedevano di candidarmi, ma tutti ancora di più ci chiedevano unità – sottolinea – I nostri militanti li ho incontrati. Molti mi chiedevano di restare in campo, ma tutti ci chiedevano di non essere solo la somma di individualità”.
Pertanto, annuncia, “sosterremo Maurizio alla segreteria in una corsa comune, in cui contribuiremo con la nostra presenza, i nostri comitati, le nostre idee, alla campagna congressuale”.
C’è chi ora tra gli scenaristi immagina che dietro questa triplice alleanza – chiamiamola così – , se ci mettiamo pure il candidato forte Marco Minniti, ci sia la regia dell’ex segretario ma onnipresente Matteo Renzi.
Insomma, si tratterebbe di un “biscotto” per Nicola Zingaretti, attualmente dato per favorito. Ma per il governatore del Lazio, che si vuole prendere il Pd, l’impresa non è così scontata: secondo fonti del Nazareno, alla prossima Assemblea Zingaretti si attesterebbe intorno al 40%. Mentre l’ex ministro dell’Interno supererebbe il 45%. E gli incarichi per la “triplice” sarebbero già decisi: Minniti segretario Pd, Martina vicesegretario, Richetti capo della segreteria politica.
Tutti conti fatti però senza l’oste, ossia il “popolo” dem. Le primarie si preannunciano un flop, perché non è affatto scontato che si arrivi al milione di voti auspicato dal Nazareno. Sono lontani gli antichi fasti dei due milioni di partecipanti.
Con una scarsa affluenza, il segretario non sarebbe abbastanza forte. Ecco quindi che scatterebbe il piano di Renzi – sempre se ci sia lui dietro la “triplice” – ossia far eleggere Minniti all’Assemblea.
Adolfo Spezzaferro

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