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Roma, 12 set – Ribaltato il verdetto del primo grado. Quella del Mondo di Mezzo era proprio Mafia Capitale. Lo stabiliscono i magistrati della III corte d’Assise d’appello di Roma, che hanno anche ridotto le condanne per Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. L’aggravante mafiosa è stata riconosciuta per 17 imputati dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Per Carminati la condanna è scesa da 20 anni a 14 anni e sei mesi. Per Buzzi, il boss delle cooperative rosse, la condanna passa da 19 anni a 18 e 4 mesi. La riduzione della pena è arrivata dall’esclusione del riconoscimento della continuazione interna per gli episodi di corruzione.
I giudici hanno riconosciuto l’associazione a delinquere di stampo mafioso, l’aggravante mafiosa o il concorso esterno, a vario titolo, anche per Claudio Bolla (4 anni e 5 mesi), Riccardo Brugia (11 anni e 4 mesi), Emanuela Bugitti (3 anni e 8 mesi), Claudio Caldarelli (9 anni e 4 mesi), Matteo Calvio (10 anni e 4 mesi). Condannati anche Paolo Di Ninno (6 anni e 3 mesi), Agostino Gaglianone (4 anni e 10 mesi), Alessandra Garrone (6 anni e 6 mesi), Luca Gramazio (8 anni e 8 mesi), Carlo Maria Guaranì (4 anni e 10 mesi), Giovanni Lacopo (5 annu e 4 masi), Roberto Lacopo (8 anni), Michele Nacamulli (3 anni e 11 mesi), Franco Panzironi (8 anni e 4 mesi), Carlo Pucci (7 anni e 8 mesi) e Fabrizio Franco Testa (9 anni e 4 mesi).
“Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate: lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La corte d’appello ha deciso che l’associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata”. Così il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini.
A luglio del 2017 i giudici di primo grado avevano escluso l’aggravante mafiosa per tutte le persone coinvolte dall’inchiesta, riconoscendo invece la corruzione e l’esistenza di due gruppi criminali, di due associazioni a delinquere.
Quanto accaduto è grave, è un atto assolutamente stigmatizzabile l’aver riconosciuto in questa roba la mafia. Credo che per molti cittadini da oggi sia molto pericoloso vivere in Italia: è una bruttissima pagina per la giustizia del nostro Paese“, dice Alessandro Diddi, avvocato difensore di Buzzi. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giosuè Naso, legale di Carminati: “Questa sentenza rappresenta per me una sorpresa, perché già non condividevo la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto due associazioni distinte. L’insussistenza dell’accusa mafiosa mi sembrava inattaccabile: mi sbagliavo. Questo collegio ha invece riconosciuto l’esistenza della mafia. E se persino questo collegio, che è uno dei migliori della corte d’appello, ha riconosciuto l’aggravante mafiosa di questa, o io non capisco più nulla di diritto, ci può stare, oppure è successo qualcosa di stravagante che ha influito sulla sentenza. In questo Paese la magistratura mette bocca su tutto e si arroga il compito di moralizzare la società“.
Per Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni che ha patteggiato la pena, la pena è stata rideterminata in 5 anni e 2 mesi e l’interdizione non sarà più perpetua, ma per cinque anni. Claudio Turella, ex funzionario del Campidoglio, ha concordato una pena a 6 anni. Assolta Nadia Cerrito, la segretaria di Buzzi che aveva ricostruito con gli inquirenti la distribuzione delle tangenti in quanto custode del “libro mastro” delle bustarelle.

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