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Roma, 10 lug – Il quotidiano romano Il Tempo, qualche giorno fa, si è preso la briga di andare a chiamare uno per uno i vip che avrebbero (il condizionale è d’obbligo, viste le smentite a raffica) sottoscritto la campagna di Rolling Stone contro Salvini. Fingendosi una Ong, hanno chiesto a questi paladini dell’accoglienza se volessero ospitare un immigrato a casa propria. Ne è seguito, com’era facile aspettarsi, un coro di no. Ma ha davvero senso, questa domanda? In molti reagiscono stizziti, sottolineando che si richiede insensatamente di privatizzare una funzione pubblica: in fondo a chi ritiene che la sanità o i trasporti pubblici debbano funzionare in un certo modo nessuno replica “i malati curali a casa tua” oppure “i pendolari portali a lavoro con la tua macchina”. È un’obiezione che ha un senso, ma fino a un certo punto.
Se io volessi adibire un’ala della mia casa a ospedale fai da te, starei ovviamente compiendo un gesto pericoloso, oltre che illegale. Va da sé che io non ho lo spazio, le competenze e le autorizzazioni per ospitare malati. Se però uno volesse ospitare davvero dei sedicenti profughi nella propria magione, la cosa sarebbe possibilissima. Anzi, in varie città d’Italia sono state lanciate delle campagne apposite: a chi, dimostrando di avere spazi adeguati, si offriva per ospitare un richiedente asilo, il Comune rimborsava la stessa cifra destinata alle cooperative. Nel momento di massima pressione migratoria, del resto, il problema delle strutture ricettive si è posto in maniera molto concreta. Ricordiamo persino i casi di espropri di strutture private alla bisogna. Quindi, rispetto a tutti i vari esempi surreali di “e allora perché non lo fai a casa tua?”, ospitare un immigrato è possibile e ce n’è pure bisogno. Tanto più che quelli a cui lo si dice, in genere, non sembrano avere carenza di strutture adeguate.
Ma c’è un altro aspetto della questione che merita di essere sottolineato: se è indubbiamente sbagliato porsi su un piano individuale quando si affrontano problemi politici collettivi, va detto che i primi a essere scesi a questo livello sono stati proprio i fan delle porte aperte. Tutta la propaganda immigrazionista si basa infatti su un elogio astratto delle virtù dell’immigrato preso come singolo: le sue doti, le sue competenze, le sue qualità, i suoi sogni, le sue sofferenze. Dire “prendili a casa tua” non è affatto più stupido che dire “Salvini ha paura di cento disperati sull’Aquarius”. Ci dicono di aprire i porti con uno storytelling miserabile sulle disavventure dei singoli. Diamogli un lieto fine, allora, a queste storie. “Chiedilo a loro”, recita la pubblicità dell’8xMille della Chiesa cattolica, che in gran parte se ne va proprio in pratiche per l’accoglienza. E allora, se sono quegli occhi, quei nomi, quelle biografie, che contano, allora poniamoci sullo stesso livello: l’accoglienza? Ci sono Gad Lerner e Roberto Saviano: chiedilo a loro.
Adriano Scianca



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2 Commenti

  1. …… “Chiedilo a loro”, recita la pubblicità dell’8xMille della Chiesa cattolica, che in gran parte se ne va proprio in pratiche per l’accoglienza. ..” …….ma ci fate o…..davvero ci credete?…….primato creduloni….

  2. Se li devono prendere a casa loro e ospitarli con i loro denari gli amati negroidi…….se li portino in attici e ville di loro proprietà……. ignobili cumunistoidi arricchiti e presunti educatori del popolo becero , siete voi al contrario la feccia umanoide che sta affossando l’Italia , trasformandola in una latrina islamica e magrebina,con la fecciaglia negra africana che la fa da padrona……. indegni parassiti comunistelli ,prendeteli a casa vostra i luridi migranti…..siete la minoranza più schifosa e la diezione peggiore che l’Italia possa ricordare…… vomitevoli.

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