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Roma, 7 lug – È quasi commovente la pervicacia con cui i membri del governo provano a minimizzare il fallimento totale dell’incontro di Tallinn, dove, come dicevamo ieri, per la prima volta si è forse vista un’Europa per davvero unita, peccato che lo fosse senza di noi e contro di noi. Il ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, ha spiegato le pernacchie ricevute dai suoi colleghi affermando che sull’apertura dei porti Ue “ci sono posizioni contrastanti” (anche se in realtà sembrano tutti concordi contro di noi). Ha comunque assicurato che l’Italia ne discuterà “con la necessaria fermezza”. La stessa che aveva risibilmente mostrato nei giorni scorsi, prima di calare le braghe al primo ostruzionismo dei partner europei. Minniti ha poi fatto la solita melina: “Questa non era la sede per discutere dell’apertura di altri porti per i migranti, ne discuteremo la prossima settimana nell’ambito di Frontex”. Sui temi al centro del vertice il responsabile del Viminale ha aggiunto che “c’è stato un riconoscimento delle questioni poste dall’Italia e c’è stata la quasi unanimità sull’attività in Libia, sul codice di condotta per le ong e sul rafforzamento dei rimpatri”.

Nella nota della presidenza estone del Consiglio Ue, infatti, si legge: “I ministri dell’Interno Ue hanno raggiunto un accordo sulla necessità di accelerare il lavoro collettivo nell’attuazione delle seguenti azioni prioritarie per ridurre la pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale e rafforzare il sostegno all’Italia: aumentare l’impegno per la Libia e altri Paesi terzi chiave; rivedere e coordinare meglio le operazioni di search and rescue (codice condotta ong); e i rimpatri”. Si tratta di aumentare i finanziamenti per il Fondo Africa (soliti finanziamenti a pioggia su ong e governi corrotti?) e di dare nuove regole alle navi degli attivisti che fanno il bello e il cattivo tempo nel Mediterraneo: dal divieto di accesso alla acque territoriali libiche a quello di spegnere i transponder. Proibite, poi, le segnalazioni notturne con luci e razzi ai trafficanti e il trasbordo di naufraghi su altri natanti. Previsto, infine, l’obbligo di fornire l’elenco con i nomi dell’equipaggio e quello di rendere i noti i finanziamenti delle rispettive organizzazioni. Insomma, tutte cose che i comuni cittadini credevano fossero già previste, ma evidentemente per le ong non erano tali. Un risultato davvero magro, quello che esce da questo vertice.

Roberto Derta

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2 Commenti

  1. […] Sospetto più che legittimo, corroborato dalle parole di Andrea Orlando: “Non ci possiamo tirare indietro rispetto al dovere di salvare le persone in mare, ma contemporaneamente dobbiamo chiedere all’Europa di ripartire questo sforzo”, ha spiegato il ministro della Giustizia, scordandosi che in sede Ue sono arrivate una caterva di pernacchie all’indirizzo dell’Italia. […]

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