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Genova, 26 set – Autostrade per l’Italia sapeva ma non ha impedito la tragedia. La relazione della commissione del ministero delle Infrastrutture sul crollo del ponte Morandi di Genova del 14 agosto scorso, in cui hanno perso la vita 43 persone, dimostra chiaramente la responsabilità della società del gruppo Atlantia, della famiglia Benetton. “Il 98% dei costi per interventi strutturali è stato sostenuto prima del 1999 (anno della privatizzazione di Autostrade, ndr), dopo il 1999 è stato speso solo il 2%…”. Ancora: “Non è mai stata fatta una analisi di sicurezza e una valutazione sismica del viadotto… non è nel progetto (di rinforzo strutturale del ponte Morandi, ndr) di Autostrade (Aspi), avrebbe dovuto esserci”. E poi si legge: “Pur in presenza di un accentuato degrado del viadotto e in particolare delle parti orizzontali… Aspi non ha ritenuto di provvedere, come avrebbe dovuto, all’immediato ripristino”. Quello che emerge è che “Aspi non ha adottato alcuna misura cautelare a tutela dell’utenza“. Le conclusioni della relazione della commissione non lasciano dubbi: il disastro è colpa di Autostrade, che non ha investito quanto avrebbe dovuto.
Emerge inoltre che Aspi avrebbe “minimizzato” e “celato” elementi indispensabili per comprendere lo stato di usura del viadotto, con l’effetto di limitare “il concedente nei suoi compiti di vigilanza… A causa della omissione della segnalazione delle criticità, le funzioni consultive del Comitato del Provveditorato non si sono potute espletare”. Questo significa che poiché non ci sono state segnalazioni, il ministero non è potuto intervenire.
Nel progetto esecutivo di Aspi per la manutenzione del ponte Morandi sarebbero poi contenuti “valori del tutto inaccettabili, cui doveva seguire un provvedimento di messa in sicurezza improcrastinabile – spiegano gli ispettori – . La responsabilità contingente più rilevante consiste nel fatto che, nonostante tutte le criticità, la società concessionaria non si è avvalsa dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto e non ha eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo”. Altro rilievo grave: “Sorprende la scelta di eseguire i lavori in costanza di traffico, insomma con l’utenza utilizzata come strumento per il monitoraggio dell’opera”. In sostanza, chi attraversava il ponte era la cavia.
Per quanto riguarda le cause del disastro, gli ispettori fanno tre ipotesi (ma le hanno formulate senza i video della procura). Le prime due imputerebbero l’innesco del collasso al cedimento dell’impalcato, cioè della strada, a Sud-est e a Sud-ovest. “La terza, ritenuta meno probabile, al cedimento dello strallo a Sud-ovest”.
Adolfo Spezzaferro

5 Commenti

  1. […] Il Sole 24 Ore ha intervistato Marco Donati (direttore generale della compagnia cinese in Italia), il quale ricorda che “la società cinese è presente a Genova dal lontano 1963”. Secondo il dirigente “è la prima volta che ci troviamo a gestire una simile emergenza. I camion non riescono a entrare nel porto, il casello di Genova Ovest bloccato nelle ore cruciali ed i container fermi da giorni sui piazzali perché il cliente non può ritirarli”. Il colosso asiatico vale il 7-8% del porto di Genova. Anche Federlogistica-Conftrasporto lancia un appello per salvare quello che è il principale sistema portuale italiano. Così Luigi Merlo, presidente della Federazione della logistica: “Il sistema portuale della Liguria rappresenta quasi il 50% del traffico container di “destinazione finale”, motore indispensabile per le attività di export delle imprese del nord ed è il primo sistema portuale per il crocierismo, settore che deve essere messo subito in condizione di ripartire. Negli ultimi 20 anni i tre porti liguri sono cresciuti tantissimo mentre la viabilità non solo non è accresciuta, ma è peggiorata”. Il riferimento ad Autostrade per l’Italia è puramente voluto. […]

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