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Genova, 26 giu – Il Comitato in Ricordo delle vittime del Ponte Morandi non parteciperà alla cerimonia di inaugurazione del ponte temendo l’«effetto passerella» e un’eccessiva spettacolarizzazione dell’evento che stonerebbe con il dolore dei famigliari, esausti dopo due anni di richieste ed istanze tese al riconoscimento della giustizia, fino ad oggi tutte rimaste in un limbo. Lo fanno sapere in una lettera di cui Adnkronos rivela il contenuto.

«Saremo onorati che nella cerimonia siano nominate le nostre vittime che meritano un posto in prima fila, ma come Comitato non parteciperemo alla cerimonia di inaugurazione, quel momento in quel luogo non può essere parte di noi». La decisione avviene «A seguito dell’assemblea tenutasi ieri sera», in cui «il nostro comitato ha deciso la posizione ufficiale per l’evento che si terrà nel sito del nuovo ponte alla fine dei lavori», prosegue la lettera. Nel lungo testo vengono elencati, punto per punto, i motivi della delibera: «E’ stato complesso riuscire a gestire i sentimenti contrastanti che affollavano la nostra mente, infatti le emozioni che la crescita di questa nuova struttura hanno suscitato in noi sono sempre state molto forti, come potrete immaginare».

Quella del Comitato, quindi, è una decisione sofferta e meditata, che esprime delusione per l’attuale «nulla di fatto» riguardo la politica, che fino ad oggi ha dimostrato un interesse limitato alle celebrazioni per la riedificazione della struttura – sicuramente non al portare giustizia alle famiglie delle vittime, rimasta perennemente in secondo piano: «E’ stato molto difficile assistere in questi mesi alle molte cerimonie e come abbiamo sempre sostenuto, per l’origine ‘indegna’ che ha avuto questa costruzione, il nostro cuore e quello di molti cittadini ha sempre sperato in un’inaugurazione sobria, infatti da sempre pensiamo che i motivi di festeggiamento dovrebbero essere altri».

Così non è stato, evidentemente: «Ci siamo mossi con forza quando abbiamo capito che l’evento di inaugurazione avrebbe potuto diventare un evento mediatico di gran festa – prosegue il comitato – Non ci siamo opposti a concerti di musica classica, ma francamente ad un certo punto si era generata una tale confusione nell’informazione che per tutti penso sia stato difficile dipanare la matassa».

Cristina Gauri

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