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Roma, 6 gen – Circa la metà dei potenziali destinatari del reddito di cittadinanza (Rdc) potrebbero essere i lavoratori in nero. A porre il problema è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo l’organizzazione degli artigiani mestrini se il governo erogherà 6 miliardi di euro, verosimilmente la metà della spesa, (pari a circa 3 miliardi) “potrebbe finire nelle tasche di persone che non ne hanno diritto”. Vediamo perché. Secondo l’Istat in Italia ci sono poco meno di 3,3 milioni di occupati che svolgono un’attività irregolare. Una platea eterogenea composta anche da dipendenti e i pensionati che arrotondano la loro busta paga. Ovviamente quest’ultimi (pari, in linea di massima, a 1,3 milioni di unità) non hanno diritto a percepire l’agognato emolumento. Fatta questa scrematura rimangono, pertanto, due milioni di persone che lavorando in nero potrebbero ricevere il reddito di cittadinanza, vale a dire la metà dei potenziali aventi diritto (poco più di 4 milioni).



È bene ricordare, però, che si tratta di stime basate su dati statistici. Ad ammetterlo è lo stesso Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi: “A causa dell’assenza di dati omogenei relativi al numero di lavoratori in nero presenti in Italia, non possiamo dimostrare con assoluto rigore statistico questa tesi”. Tuttavia è innegabile che in Italia vi sono delle realtà in cui l’economia sommersa è diffusissima. Questo potrebbe provocare delle forti distorsioni territoriali nell’erogazione di questo sussidio. Ad esempio la Calabria dove l’incidenza dell’economia percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,4%. Un risultato che è quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,1 %). Seguono, poi Campania e Sicilia.

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Il rischio, quindi, che il reddito di cittadinanza premi i più furbi c’è, e lo sanno bene anche quelli che hanno voluto questo provvedimento. Infatti, nella bozza fatta circolare in queste ore è previsto che: “Chiunque nell’ambito della procedura di richiesta del reddito di cittadinanza fornisca con dolo dati e notizie non corrispondenti al vero sarà punito con la reclusione da uno a sei anni oltre alla decadenza del beneficio e al recupero di quanto indebitamente percepito, comunque disposti anche in assenza di dolo”. Inoltre, i beneficiari del Rdc dovranno firmare un patto che li obbliga a fare formazione, ricerca attiva, sostenere i colloqui e accettare ameno una di tre offerte di lavoro “congrue”.

Tuttavia anche se queste “contromisure” possono sbarrare la strada ai furbi, il Rdc difficilmente servirà a far diminuire il numero degli indigenti. Il motivo è semplice. Ogni sussidio di disoccupazione rischia di essere un inutile spreco se nessun imprenditore è disposto ad assumere. Occorre far ripartire la domanda di lavoro rilanciando gli investimenti e diminuendo il cuneo fiscale. Il reddito di cittadinanza serve solo ad alimentare una controproducente forma di assistenzialismo mantenendo in uno stato di semindigenza tutti coloro che non hanno un’occupazione stabile.

Salvatore Recupero

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