Roma, 11 dic – Matteo Salvini spiazza l’alleato di governo Luigi Di Maio e propone un referendum sulla Tav. Secondo il leader della Lega, decidere il destino della Torino-Lione attraverso un referendum popolare “potrebbe essere una strada se dall’analisi sui costi e benefici non dovessero arrivare risposte chiare”.

L’ide della consultazione popolare in effetti piace anche nel Movimento 5 Stelle, storicamente contrario alla Tav. Di Maio, incastrato dall’alleato, replica: “Devono essere i cittadini di una comunità a chiederlo, così prevede la legge. Ci sono state manifestazioni Sì Tav e No Tav: se le comunità chiedono un referendum chi siamo noi per opporci?“.
“Non lo può decidere un ministro ma lo devono richiedere i cittadini. Intanto noi stiamo facendo lo studio costi-benefici”, ribatte il capo politico del M5S.

La fuga in avanti di Salvini potrebbe sbloccare l’impasse della maggioranza. Anche perché – secondo fonti parlamentari – la Lega punterebbe a liberare due miliardi dal fondo del ministero delle Infrastrutture (presieduto dal pentastellato Danilo Toninelli), per permettere ai comuni di investire.

Anche Sergio Chiamparino vorrebbe un referendum in Piemonte, in caso di verdetto negativo dei tecnici di Toninelli. La stragrande maggioranza dei comuni della provincia di Torino è a favore dell’opera e la pentastellata Chiara Appendino, sindaco di Torino, è in minoranza. Tuttavia il governatore piemontese non si fida: meglio che prima si esprima il governo, poi al limite votano i cittadini.

Salvini vuole chiudere: “L’unica cosa che non può succedere è che si vada avanti ancora per settimane o mesi a discutere. L’importante è avere dei sì o dei no. Io tifo per il sì. Se i tecnici ci dicessero no, o forse, si possono ascoltare i cittadini“.

Nel Movimento 5 stelle si sta valutando la soluzione referendum, anche per essere sollevati dalla responsabilità finale, agli occhi dei “militanti” pentastellati. Inoltre l’opzione referendum locale permetterebbe di aprire il confronto con il mondo delle imprese. Del resto il premier Giuseppe Conte ha già incontrato gli imprenditori favorevoli alla Tav il 5 dicembre.

ll problema è che tra Di Maio e Salvini è scontro anche sul rapporto con le imprese. Come mostrato dall’ultimo botta e risposta. Sì, perché il leader della Lega ha incontrato al Viminale quindici associazioni di categorie. “Tutti i ministri hanno il dovere di incontrare sempre le imprese. Come ha detto Boccia ora ci aspettiamo i fatti – la reazione di Di Maio -. E i fatti si fanno al Mise, che si occupa di imprese. Ieri ci sono state parole“. Ed ancora: “Ieri c’erano poco di dieci sigle, domani (oggi, ndr) ne riuniamo oltre 30 di tutti i comparti”.
“A me interessa la sostanza, io incontro, ascolto, trasferisco, propongo, miglioro. Poi a me interessa che il governo nel suo complesso aiuti gli italiani. Ognuno fa il suo”, ha infine replicato Salvini.

Adolfo Spezzaferro

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