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Schio, 9 Luglio – Come ogni anno, in questo periodo a Schio (Vi) l’atmosfera si fa incandescente. A scaldare gli animi sono le commemorazioni dell’Eccidio, una mattanza operata dai partigiani comunisti nel luglio del 1945, a guerra terminata. Per l’Anpi, mantenere viva questa memoria sarebbe una scusa per “parate nazi-fasciste su una città Medaglia d’Argento per la Resistenza”. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo i fatti.

Il patto tra Anpi e familiari delle vittime

Dopo un lungo impegno, da pochi anni, i familiari delle vittime hanno ottenuto una celebrazione pubblica per coloro che furono trucidati nelle carceri sclendensi nella notte tra il 6 e il 7 Luglio del ‘45. Solo dopo il Patto di concordia civica, firmato nel 2005 tra l’associazione dei parenti e l’Anpi alla presenza del vescovo di Vicenza, le amministrazioni locali hanno proceduto ad apporre una targa sul luogo del massacro e a far celebrare annualmente una messa per suggellare l’avvenuta riappacificazione. Ma tutto questo ad una condizione, dettata ovviamente dall’Associazione partigiani: quella doveva essere l’unica commemorazione e non vi poteva partecipare alcuna sigla della destra politica.

Le violenze dei centri sociali 

E qui scatta il problema. Da alcuni anni, un comitato di militanti identitari, coordinati dal consigliere comunale di Schio, Alex Cioni, non partecipa più alle commemorazioni “reducistiche”, ma preferisce recarsi prima alla messa e poi a deporre una corona di fiori davanti alle vecchie carceri. Tutto questo ha creato sempre più malumori all’interno dell’Anpi e della sinistra radicale, che sono arrivate a boicottare la loro stessa celebrazione, chiedendo pure, in pieno delirio di onnipotenza, che fosse “impedito ai neofascisti l’ingresso in chiesa”. Martedì sera si è consumato l’atto finale di quella che sarebbe una farsa, se non riguardasse fatti così tragici. Mentre in piazza i centri sociali si scontravano con la polizia nel tentativo di raggiungere la controparte, al termine della funzione religiosa il portavoce dei familiari delle vittime ha comunicato che, alla luce delle tensioni e dell’odio ideologico, il Patto di concordia è fallito e che dall’anno prossimo non ci sarà nessuna cerimonia insieme ai partigiani.

Donazzan: “Il problema è l’antifascismo”

Sugli eventi dell’altra sera è intervenuta l’assessore della Regione Veneto, Elena Donazzan, presente alla cerimonia e alla successiva deposizione di fiori. “Il percorso di pacificazione resta una strada in salita finché si permetterà ai violenti di farla franca. Il problema qui non è il fascismo, è l’antifascismo: un pericolo attuale, fatto di violenza, di soprusi, di minacce ed intimidazioni. Lo Stato non può più accettarlo”, ha detto la Donazzan in una nota. “La differenza è sostanziale, e si è palesata chiaramente: da un lato chi ha pregato i propri cari o degli italiani uccisi a guerra finita, in modo composto; dall’altro quanti invece hanno occupato una piazza, bloccato una città, gridato e offeso e cercato lo scontro. “Quanto sarà costata alla collettività questa pagliacciata e chi pagherà ora per tutto questo?”, si chiede l’esponente di Fratelli d’Italia. “Mi aspetto ora si proceda alla denuncia, per violenza e per istigazione all’odio e alla violenza, di tutti i partecipanti”.

Leonardo Stella

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