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"Ricollocamento immigrati, discussione chiusa". La Ue sbatte la porta in faccia all'Italia

by Lorenzo Zuppini
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Bruxelles, 5 dic – Si è parlato tanto, in Europa, di quote per la redistribuzione dei richiedenti asilo tra i vari stati europei. Avevano spacciato l’idea come un modo per aiutare l’Italia e alleviare il carico dell’accoglienza dei tanti immigrati che sono arrivati sulle nostre coste. Illusione. La Ue, infatti, fa marcia indietro e per bocca del commissario per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, afferma: “La discussione sul ricollocamento obbligatorio è esaurita ed è tempo di andare oltre. La solidarietà può arrivare in diverse forme”. Che tradotto, un po’ brutalmente, significa che l’Italia viene lasciata con il cerino in mano e dovrà gestire da sola le problematiche legate all’immigrazione.
Secondo la Ue, infatti, è impossibile trovare un accordo che metta d’accordo tutti i governi nazionali, e per questo ha deciso di andare avanti, per approvare solo ciò che crea consenso. Bruxelles fa sapere che, in vista delle elezioni europee, vuole consolidare i passi avanti fatti sulla riforma comune di asilo, di voler adottare almeno cinque delle nove proposte che formano il pacchetto. Tra queste figurano i requisiti per la protezione, le condizioni di accoglienza, la creazione di un’Agenzia Ue per l’asilo, la raccolta di impronte digitali (Eurodac) e il re-insediamento. Della questione delle quote di ridistribuzione per i vari Paesi, come si può vedere, non c’è traccia.
Perché Avramopoulos ha dichiarato: “La solidarietà deve essere apportata da tutti noi. Ma la struttura principale di questo meccanismo di solidarietà deve essere costruito su base volontaria”. Dato che i vari Paesi europei sono concordi nel dire che bisogna accogliere ma poi nessuno vuole gli immigrati a casa sua, l’Europa alza le mani e se ne infischia di abbandonare l’Italia all’invasione. Un destino simile a quello della Grecia, anch’essa lasciata sola a gestire l’emergenza migratoria.
Parallelamente Avramopoulos ha chiesto ai Paesi europei che hanno respinto il Global compact di ripensarci. Perché secondo lui, e quindi secondo l’Europa, il Global compact “è nell’interesse dell’Europa, degli Stati membri e di tutti i Paesi direttamente o indirettamente coinvolti nelle migrazioni”. Infine insulta chi si oppone a questa forma di invasione legalizzata e dice: “Chi respinge il patto dei migranti non ha studiato abbastanza. Si tratta di creare una nuova piattaforma per una collaborazione multilaterale. Nessun Paese può farcela da solo”.
Anna Pedri

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