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Roma, 21 giu – Finisce nel peggiore dei modi la telenovela che ha per protagonisti inconsapevoli i 70 bus presi a noleggio da Atac, già vecchi di 10 anni, da Israele – per la precisione Tel Aviv. Annunciati dal sindaco Virginia Raggi in pompa magna come la panacea di tutti i mali dell’Atac, tra immatricolazioni tedesche e autorizzazioni italiane, ma ancora in effetti  bloccati nei depositi di Salerno e di Roma. Come sono arrivati, se ne vanno. Di nuovo in Israele.

Israeliani con targa tedesca

Datati 2008, i “bus che vennero da Israele” dovevano essere reimmatricolati: i  geniali burocrati ideatori del malefico piano non avevano però considerato che i bus erano euro 5 e non euro 6. Dunque non è stato possibile immatricolarli in Italia, perchè così facendo si sarebbero violate  le direttive comunitarie. Poi, il colpo di genio: il motore era stato prodotto in Europa e gli ufficiali di Monaco di Baviera parevano aver detto si all’immatricolazione. Targa tedesca, dunque, per gli autobus dell’Atac.

Ma la “furbata” costa 6.000 euro a bus

Ma il “magheggio” si è rivelato (come era prevedibile) troppo costoso e, quindi, Atac ha deciso di rescindere il contratto. “Apprendiamo che Atac ha deciso di rescindere il contratto. L’unica soluzione imbastita doveva consistere nell’omologazione in Germania e poi il cambio targa in Italia, operazione dal costo elevato  e dal risultato incerto“, ha denunciato all’agenzia Dire la consigliera del Partito Democratico in Campidoglio, Ilaria Piccolo.

Si torna al capolinea

Parallelamente, la Piccolo ha annunciato che lei e i suoi colleghi depositeranno “un’interrogazione urgente alla sindaca e all’assessore competente e chiederemo un accesso agli atti ad Atac sulla rescissione per capire chi pagherà gli eventuali danni“. La risposta è meno ingarbugliata di tutta questa storia: è ovvio, pagheranno i romani – con ore di attesa alle pensiline Atac.

Ilaria Paoletti

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