Roma, 27 set – Matteo Salvini querelerà i parlamentari Graziano Delrio, Nicola Fratoianni, Davide Faraone, Matteo Orfini e Riccardo Magi. Sono i cinque deputati che lo scorso giugno formarono una delegazione e salirono a bordo della nave Ong Sea Watch mentre si trovava davanti al porto di Lampedusa, rimanendovi anche quando la capitana Rackete decise di forzare il blocco e speronare la motovedetta della GdF mettendo a rischio la vita di cinque militari.

Lo ha annunciato lo stesso leader del Carroccio ieri, dopo aver appreso la notizia dell’arresto dei tre torturatori che si trovavano a bordo della nave Ong, proprio nei giorni in cui i parlamentari erano in visita sull’imbarcazione. «Alcuni parlamentari di Pd e sinistra – ha scritto – erano saliti a bordo per chiedere lo sbarco di tutti gli immigrati, compresi quelli che ora sono sospettati di essere dei criminali. Chiediamo spiegazioni alla presidenza del consiglio e ai ministeri degli Esteri, degli Interni e della Giustizia. Siamo pronti a denunciare Rackete e i parlamentari che hanno voluto a tutti i costi lo sbarco. Chiedano scusa all’Italia».

La risposta di Orfini non si è fatta attendere: «Scrive Salvini – dichiara su Facebook n- che è pronto a denunciarmi perché sono stato sulla Seawatch. Caro Matteo, ti prego fallo davvero. Ti assicuro che non mi farò salvare dall’immunità come hai fatto tu. Perché, a differenza tua, non ho nulla da temere». Gli fa eco Fratoianni: «Salvini scappa dai processi, non risponde sui soldi rubati dalla Lega a italiani, fa lo gnorri sui suoi amici che chiedono soldi in Russia. E poi lancia accuse strampalate a parlamentari che svolgono il proprio compito»

Sulla vicenda si sono espresse varie personalità politiche d’opposizione. Il deputato leghista Gianni Tonelli ha chiesto al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese di confermare o smentire ufficialmente che i tre malviventi siano arrivati a bordo della nave Ong «e se possa chiarire perché ha ritenuto di tenere riservata l’informazione», ma anche «se convenga con quanto affermato dal procuratore di Agrigento sulle Ong e, a seguito di queste valutazioni, intenda adottare provvedimenti di maggior rigore per contrastare la tratta degli esseri umani in mare perseguendo anche coloro che, celandosi dietro l’attività di salvataggio di vite umane in mare, si prestano alla promozione e alla complicità di questo vergognoso e indegno fenomeno».

Cristina Gauri

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