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Milano Marittima, 2 ago – Il rapporto con Bruxelles, il braccio di ferro con le Ong ma soprattutto il futuro del governo e la tenuta della maggioranza con i 5 Stelle. Sono questi i temi principali dell’intervista a Matteo Salvini pubblicata oggi dal Corriere della Sera. “La fiducia sul Decreto sicurezza bis? E che cosa dovevamo fare?”, si chiede il ministro dell’Interno. “Il Pd ha presentato 1.200 emendamenti, non il modo migliore per impostare una discussione seria. Così, almeno vedremo se questo governo ha una maggioranza“. La minaccia agli alleati di governo del Movimento 5 Stelle arriva diretta e senza troppi giri di parole.

La durata dell’esecutivo

La questione della durata dell’esecutivo è il tema centrale dell’intervista e alla domanda diretta se questa esperienza di governo debba proseguire o meno, Salvini risponde così: “È un governo che gode della fiducia della maggioranza degli italiani. E poi, guardi all’ultimo periodo. È stata sbloccata la Tav, abbiamo vinto l’Olimpiade invernale, anche se c’erano dei contrari, oggi abbiamo sbloccato la Asti-Cuneo, riparte la Napoli Bari ferroviaria, è pronto il piano di investimenti per polizia e vigili del fuoco”.

Il vicepremier leghista rivendica i risultati, ma è sulla manovra che i rapporti con i 5 Stelle si fanno più delicati. “È chiaro che se arriva una manovra inadeguata… Guardi, noi abbiamo in testa un’idea chiara: questa è una manovra importante in cui tutti dovranno avere coraggio. Se no il coraggio lo chiediamo agli italiani”. Tradotto: l’ipotesi di ritorno alle urne è sempre dietro l’angolo. Salvini ha poi glissato sul rapporto con il premier Conte, definendolo un semplice “rapporto di lavoro”, mentre sulla convocazione di parti sociali e sindacati a palazzo Chigi – con il rischio di creare confusione – il leader del Carroccio sembra avere le idee piuttosto chiare: “Ho molto apprezzato che la mia convocazione il 6 agosto sia stata accolta da tutti tranne che dalla Cgil. E poi, è servito: dopo la mia convocazione sono stati chiamati da Palazzo Chigi non una, ma tre volte”.

Porti chiusi e commissario europeo

Salvini rivendica la politica dei porti chiusi alle Ong, a sua detta condivisa da molti ministri europei “intellettualmente onesti”, che giudicano l’iniziativa utile per tutta l’Europa. “Tutti  fanno come se nulla fosse. Le Ong oggi in mare sono spagnole, tedesche e norvegesi. È come se ci fossero navi italiane che scaricano immigrati nei porti di Amburgo o di Barcellona. Adesso la musica è cambiata. Grazie al decreto Sicurezza bis, che è legge, se queste navi si avvicinano alle coste italiane gliele togliamo dal mare”.

Rispetto al nome del commissario italiano in Unione europea (nomina che politicamente spetta alla Lega) Salvini resta abbottonato: “La Lega ha più di un nome adeguato all’incarico e dunque lo daremo al presidente Conte. Per noi l’importante è che si possa occupare di questioni reali, dei temi economici che interessano agli italiani”.

Davide Di Stefano

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