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Roma, 14 set – Schiaffo all’Italia: la Commissione Ue dice sì al prosek croato, procedendo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea della richiesta di registrazione del prodotto balcanico avanzata da Zagabria. Così l’Ue dà incredibilmente ragione alla Croazia, non tutelando il prosecco Doc e Docg italiano. Una decisione clamorosa che danneggia pesantemente gli oltre 8mila produttori italiani. “Dobbiamo fare squadra per proteggere il nostro prodotto e il nome Prosecco ma anche per non creare pericolosi precedenti”, tuona il consorzio Prosecco Docg.



Zaia infuriato: “L’Ue non difende l’identità dei suoi territori”

Durissima la presa di posizione di Luca Zaia: “Di questa Europa non sappiamo cosa farcene perché non difende l’identità dei suoi territori“, dice il governatore veneto all‘Agi. “Dovrebbe capire che, non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali, dalle stesse strutture amministrative della Commissione europea, anche rispetto alla riserva del suo nome, ma il prosecco – attacca il presidente del Veneto – ha addirittura ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco”.

Il prosek croato, una truffa ai danni del made in Italy

Eppure Bruxelles non ci sente e giudica conforme “ai requisiti di ammissibilità e validità” la “domanda di protezione della menzione tradizionale Prosek presentata dalla Croazia”. Dunque, afferma il commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski, “procederà ora alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea”.

La Commissione Ue ignora così l’interrogazione con cui una ventina di parlamentari europei fecero notare lo scorso 15 luglio l’importanza di tutelare il prodotto italiano. Con tutta evidenza difatti il nome “prosek”, sin troppo simile a “prosecco”, trae in inganno i consumatori e danneggia il made in Italy. Già i primi di luglio Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega, lanciava l’allarme sottolineando che il prosek “è palesemente in conflitto con la Dop italiana Prosecco e con tutte le normative Ue“. Accusando la Croazia di compiere “l’ennesimo scandaloso tentativo di danneggiare gli oltre 8mila produttori italiani e di truffare i consumatori”.

L’Ue cambia clamorosamente idea

E dire che la nazione balcanica ci aveva già provato nel 2013 a far passare il suo prosek come un vino di origine controllata. In quel caso però il commissario europeo all’Agricoltura di allora rigettò la richiesta. Con questa cristallina motivazione: “L’utilizzo in commercio del termine ‘prosek’ può creare problemi giuridici nella misura in cui rientra nel campo d’applicazione dell’art. 118 del Regolamento Ce n° 1234/2007”. Questo perché, per l’appunto, “la denominazione croata potrebbe entrare in conflitto con la protezione della Dop italiana prosecco. Le autorità croate sono a conoscenza di tale problema giuridico”. Dunque l’Ue mostra di aver cambiato idea, infischiandosene di quanto precedentemente affermato. Lascia soltanto aperto uno spiraglio: “Tutte le parti interessate disporranno di un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione per presentare un’obiezione motivata”, dice il commissario Wojciechowski.

Alessandro Della Guglia

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3 Commenti

  1. Reagire con ogni strumento legale, a partire dalla segnalazione a tutte le autorità garanti per la concorrenza e il mercato affinchè blocchino l’effetto decettivo.

  2. Il dogetto periferico Zaia beveva tanto prosecco, come lo scrivente, in tempi dove lui veniva beccato clamorosamente in eccessi di velocità mentre invece a me è andata bene.
    Premesso questo, quando si beve bene, bisogna anche pensare al passato ed al futuro di un prodotto che dà un po’ di gioia per sopportare le amarezze. Il metodo classico o champenoise l’ abbiamo copiato dai francesi che con lo champagne ci hanno dato anche la possibilità di comprendere che Valdobbiadene non doveva risultare solo una terra di ubriaconi! Ma come al solito non si è compreso un bel niente, arrivando sino al punto di lasciar importare di nascosto (!) il nettare glera da terre lontane con la complicità di italiani ora pure concorrenti. La frittata è fatta per ingordigia non contrastata, con aspetti di costrizione (da un sistema infame), per l’ assoluto mancato rispetto di una storia, di una terra e di un prodotto di valore da vendere a cani e porci! Ci sono le soluzioni per uscirne alla grande, ma volete/dovete pagare solo i “digitali”… Questi sono i risultati pessimi, in via di espansione a parte qualche vittoria possibile di Pirro.

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