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Roma, 14 set – Obbligo di green pass per tutti i lavoratori del pubblico e delle società partecipate dallo Stato: lo conferma il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Certificazione verde obbligatoria anche per chi lavora nei tribunali, per gli organi costituzionali, allo studio anche l’estensione al settore privato. Giovedì il premier Mario Draghi riunirà il Consiglio dei ministri, che sarà preceduto con ogni probabilità da una cabina di regia. Ma la direzione è già tracciata. E lo conferma il capo delegazione della Lega.



Giorgetti: “Estendere il green pass a tutti i lavoratori”

Il governo accelera sull’estensione dell’obbligo di green pass per i lavoratori, forse in due passaggi: prima i dipendenti pubblici poi quelli del settore privato. L’obbligo partirà alla metà di ottobre, per dare il tempo a chi non ha fatto ancora la prima dose di vaccinarsi. E ci saranno sanzioni severe, pecuniarie e amministrative, per chi non ha il green pass. “Estendere il green pass a tutti i lavoratori è un’ipotesi in discussione. L’esigenza delle aziende è di avere la sicurezza per chi opera nei reparti“, spiega Giorgetti. In linea con i governatori leghisti del Nord, il ministro pensa che “si andrà verso un’estensione senza discriminare nessuno“. In sostanza, estendere l’obbligo a tutti i lavoratori, del pubblico e del privato.

In Cdm indennizzi per chi sarà danneggiato dai vaccini

E se il governo, come annunciato, procede verso l’estensione del green pass a tutti i lavoratori, il leader della Lega Matteo Salvini dal canto suo dichiara di “non saper nulla” di tale misura. Tuttavia è altamente improbabile che Salvini – al di là delle parole e degli slogan elettorali – non si allinei a Giorgetti e al resto della Lega. Anche perché giovedì in Cdm dovrebbe essere istituito il fondo per indennizzare chi sia danneggiato dai vaccini, fondo chiesto in Parlamento proprio dalla Lega. Dopo i dovuti chiarimenti in cabina di regia, dunque, il Cdm approverà con ogni probabilità il decreto.

I tamponi restano a pagamento

Sul fronte del settore privato, è ancora in corso il confronto tra ministero del Lavoro, sindacati e imprese. Tuttavia è prevedibile che nell’arco di massimo due settimane si procederà con un obbligo per tutti i lavoratori privati, senza distinzione di categorie. Altro nodo da sciogliere: i tamponi. Al momento non sarebbe in discussione la gratuità dei tamponi per i non vaccinati. Questo perché una misura del genere disincentiverebbe la vaccinazione.

Multe fino a 1.000 euro per i lavoratori senza green pass e al quinto giorno a casa senza stipendio

Quanto alle sanzioni per i dipendenti pubblici senza green pass, si dovrebbe applicare il modello in vigore a scuola. Multe dai 400 ai 1.000 euro e la sospensione della prestazione lavorativa – e quindi dello stipendio – dopo cinque giorni di ingresso al lavoro senza certificazione verde. Le Regioni, con il presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga, chiedono intanto di eliminare i limiti di capienza per cinema, teatri e spettacoli dal vivo, ai quali si accede con green pass. Una richiesta, questa, già avanzata a Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza dal ministro della Cultura Dario Franceschini. La Lega con Giorgetti ribadisce la richiesta di tamponi gratuiti per alcune categorie come i minori. E chiede inoltre test “salivari molecolari” per ottenere il green pass e l’utilizzo degli anticorpi monoclonali.

Il ministro dello Sviluppo economico: “Obbligo vaccinale? E’ veramente ultima istanza”

“Obbligo vaccinale? Questo lo vedremo alla fine. E’ veramente l’ultima istanza, da valutare molto bene, data la sua delicatezza“, chiarisce sempre Giorgetti. Il governo conta di raggiungere l’obiettivo dell’80% di vaccinati (qui i dati aggiornati) proprio grazie all’estensione dell’obbligo del green pass. “Noi sul green pass – aggiunge il ministro dello Sviluppo economico – alla fine abbiamo votato il decreto legge. E siamo convinti che bisogna fare tutto ciò che la prudenza ispira per contenimento della pandemia. Ci saranno altri passi da fare però ci vuole soprattutto il consenso dei cittadini, che siano tutti convinti senza creare divisioni”, avverte il ministro leghista.

“Quando siamo entrati al governo sapevamo di assumerci il peso e la responsabilità di una situazione complicata e difficile. Lo stare al governo significa assumersi responsabilità e prendere decisioni anche se qualcuno non è contento ma fa parte delle regole del gioco”, conclude. Parole che sembrano rivolte a Salvini.

Adolfo Spezzaferro

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