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Roma, 24 giu – La Ong Sea Watch si è rivolta alla Corte di Strasburgo per chiedere “misure provvisorie” che consentano lo sbarco degli immigrati irregolari in Italia. Dopo 12 giorni di fermo a 16 miglia al largo di Lampedusa con a bordo 43 clandestini, la Sea Watch 3 ora spera di ottenere qualcosa dalle pressioni della Corte europea dei diritti dell’uomo, che precisa di aver rivolto una serie di domande sia alla nave che al governo italiano. Questi ultimi dovranno rispondere entro oggi pomeriggio, poi la Corte, in base ai suoi regolamenti, potrà chiedere all’Italia di adottare quelle che vengono definite “misure urgenti” e che “servono ad impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani”.

Salvini chiede all’Olanda di farsi carico della nave

Come è noto, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha stabilito nei confronti della nave della Ong tedesca il divieto di sbarco previsto dal decreto Sicurezza bis e domenica ha scritto una lettera all’Olanda per chiederle di farsi carico della situazione: “Sono incredulo perché si stanno disinteressando di una nave con la loro bandiera, peraltro usata da una ong tedesca, che da ormai undici giorni galleggia in mezzo al mare. Riterremo il governo olandese e l’Unione europea assente e lontana come sempre responsabili di qualunque cosa accadrà alle donne e agli uomini a bordo della Sea Watch“.

Nella sua lettera alla ministra dell’Interno olandese, Ankie Broekers-Knol, Salvini ha ricordato che, rifiutando di portare in Libia i migranti soccorsi, la comandante ha “autonomamente deciso di esporre le persone a bordo (donne, uomini e minori) ad una navigazione più lunga e pericolosa, con conseguenti inutili, maggiori rischi per la propria integrità psico-fisica”. E, “pur avendo richiesto, sin dall’inizio, un porto di sbarco al proprio Paese di bandiera – a Voi – non ha, inspiegabilmente, ricevuto risposta”. E neanche dall’Olanda è giunta risposta alla lettera del titolare del Viminale.

Il titolare del Viminale: “Non cederemo al ricatto morale”

La Sea Watch fa su e giù al limite delle nostre acque territoriali sfruttando “l’evoluzione delle condizioni delle persone a bordo per forzare le Autorità italiane ad autorizzare lo sbarco”. Secondo il titolare del Viminale, “l’Italia non può, all’evidenza, consentire – sottostando ad un ricatto morale – che le proprie leggi vengano, di fatto, calpestate e rese parole vuote”, si legge nella lettera.

La Sami (Unhcr) e la Bonino si stracciano le vesti

Intanto la portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami parla di “braccio di ferro scandaloso e senza senso” Mentre Emma Bonino (+Europa) si lamenta: “Io non riesco ad assuefarmi al fatto che un continente di 500 milioni di abitanti assista senza colpo ferire a 42 profughi, disgraziati e naufraghi che da dieci giorni ciondolano di fronte a Lampedusa. Questa è una vergogna dell’Europa oltre che dell’Italia”.

Ludovica Colli

3 Commenti

  1. Anche i malati e famigliari dei morti dell’ ilva si sono rivolti a Strasburgo . allora secondo te anche questi sono andati a piagnucolare ? Se hai uno stato che se ne sbatte, ti rivolgi piu in alto

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