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Roma, 15 feb – Irlanda e Galles «ribelli» al torneo internazionale di rugby Sei Nazioni: le due squadre, scese in campo il 7 febbraio scorso al Principality stadium di Cardiff, si sono infatti coraggiosamente rifiutate di inginocchiarsi per rendere omaggio al Black lives matter.



Le squadre ribelli del Sei Nazioni

Secondo quanto riportato da IrishPost – e l’evidenza fotografica lo conferma – ogni singolo giocatore appartenente a entrambe le formazioni è rimasto in piedi mentre l’impianto audio dello stadio trasmetteva l’ormai obbligatorio messaggio antirazzista a sostegno del movimento che ha monopolizzato sport, spettacolo e cultura dopo la morte di George Floyd. Un gesto che segue quanto avvenuto durante il match del Sei Nazioni Inghilterra-Scozia, dove 14 dei 30 giocatori schierati in campo hanno deciso di non sottomettersi alla vulgata antirazzista. Secondo quanto riporta l’account twitter Radio Savana, l’azione è stata replicata dai rugbisti azzurri nella partita contro l’Inghilterra.

Black Brain

Insomma, il mondo dello sport è sempre più diviso sull’opportunità di compiere questo gesto, giudicato da un sempre maggior numero di atleti estremanente divisivo e portatore non di solidarietà ma di asservimento ai «valori» del Black lives matter. Valori che sempre più spesso esprimono odio razziale all’inverso, cioè contro i bianchi. 

Persino un immigrato si rifiuta di inginocchiarsi

Persino il rugbista di origini tonghiane Billy Vunipola, sabato scorso ha rifiutato di inginocchiarsi, criticando il Blm per «aver bruciato chiese e bibbie». Vunipola si rifererisce ai saccheggi e alle devastazioni pervase dalla furia iconoclasta che hanno caratterizzato le proteste andate in scena l’estate scorsa negli Stati Uniti (e non solo). «Le azioni portate avanti dal Blm non sono allineate con ciò in cui credo», ha detto Vunipola al podcast The Good, The Bad And The Rugby. L’allenatore della Scozia, Gregor Townsend, ha dichiarato di appoggiare «al 100%» la decisione dei suoi giocatori di non inginocchiarsi. Dal canto suo, la Rugby Football Union (Rfu) sostiene il diritto di scelta dei giocatori di potersi inginocchiare o meno al Sei Nazioni.

I precedenti dei talebani antirazzisti

Già l’anno scorso le pressioni del Black lives matter al Sei Nazioni sono risultate problematiche. Gli attivisti del movimento avevano infatti cercato di vietare la popolare canzone dei tifosi inglesi Swing Low, Sweet Chariot, perché l’autore era «uno schiavo liberato nell’Oklahoma del XIX secolo». Ma i paladini dell’antirazzismo sono rimasti con un palmo di naso: il 69% dei tifosi del rugby ha espresso la propria volontà di continuare a cantare l’inno. Con buona pace dei talebani.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Finalmente. Bravi!
    Non se ne può più di questa pseudo-dittatura, secondo la quale, si dovrebbe fare tutto quello che vuole e dice il Black lives matter.
    A livello simbolico significa molto questa cosa:
    Sembra che alcuni diktat che sono stati creati, si debbano accettare per forza. In maniera acritica. Se ti opponi vieni subito preso di mira.
    Questo che dico, vale soprattutto per le persone comuni. è importante difendere la proria libertà di scelta e di opinione. Sarà libera una persona di poter decidere come vuole in tal senso? Dovrebbe essere anche ovvio..

  2. Gli unici di fronte a cui mi inginocchio e’ il nostro Dio Cristiano,Gesu’ suo figlio e la Santissima Maria.
    Dato che tutte le razze hanno pari dignità non vi è alcun motivo perchè una razza si inginocchi di fronte ad un altra.
    Il nostro Dio, per inciso, è ben diverso dagli Dei delle altre religioni.Ad esempio il Dio a cui si rifanno gli islamici oltre alla guerra agli infedeli prevede la lapidazione della donna infedele, il taglio della mano al ladro,etc.Addirittura el papa prova a farci credere che vi è un solo Dio (una specie di grande architetto massonico)uguale per tutti, eresia gravissima(frà tante) che serve alla causa globalista che vuole una massa di individui senza chiara identità nazionale,familiare, religiosa e sessuale.Alle forze occulte sataniche servono schiavi senza identità da manovrare sin da bambini anche per scopi inconfessabili

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