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Roma, 23 lug – Mentre a Bracciano, il cui lago è sorgente primaria di captazione dell’acqua che serve Roma e gran parte del Lazio, il livello idrometrico cala drasticamente e rischia di portare alla catastrofe naturale, nella capitale sembra diventare ogni giorno più concreta l’ipotesi razionamento. Può sembrare un controsenso, storico anzitutto, dato che parliamo della città dove sono nati i primi acquedotti e che già 2000 anni or sono era servita da un imponente sistema di raccolta e gestione dell’acqua. Siccità ve ne sono sempre state e quella di quest’anno, sia pur importante, non è a livelli da deserto del Gobi. Ciononostante, a Roma ci si prepara al peggio.



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Le sponde in secca al lago di Bracciano

“Purtroppo è una tragedia, sta finendo l’acqua a Roma”, riconosce il presidente della regione, Nicola Zingaretti, commentando il ventilato stop ai prelievi dal lago di Bracciano. “Siamo costretti a mettere in atto la turnazione della fornitura”, continua, prefigurando anche alla città eterna ciò che è già realtà in molte località del Lazio: acqua a singhiozzo, taglio delle forniture, turni orari anche solo per farsi una doccia o lavare i piatti.

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Fra Regione e Acea, che gestisce il settore idrico a Roma, è da giorni in atto un braccio di ferro fra accuse incrociate e scarico di responsabilità. La prima vuole scongiurare che il livello del lago di Bracciano si abbassi ulteriormente, ma dall’ex municipalizzata attaccano la decisione parlando di una “atto abnorme e illegittimo e soprattutto inutile rispetto alla tutela del lago: azzerare la derivazione da Bracciano fa risparmiare 1,5 millimetri ma porterà agli abitanti di Roma pesantissimi disagi”.

Il sindaco Raggi resta a guardare, nel frattempo il problema esiste ed è concreto. Lo scontro è per ora istituzionale, ma anticipa quello che probabilmente sarà una delle guerre del futuro: la guerra per l’acqua, alla quale l’Italia si presenta totalmente impreparata. La nostra rete idrica è vecchia di almeno mezzo secolo, sprovvista di sistemi intelligenti per la gestione e distribuzione del prezioso “oro blu”, carente di tutti gli investimenti necessari – si parla di miliardi – per tappare falle che portano in certi casi a dispersioni di quasi il 50% dell’acqua immessa fra serbatoi e tubature che scorrono sotto le nostre case. Oggi tocca a Roma, ma domani?

Nicola Mattei

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