Roma, 26 ott – Sindacati – attesi oggi a Palazzo Chigi – sul piede di guerra sul fronte delle pensioni: “Trattativa o pronti allo sciopero“. Parola al premier Mario Draghi, dunque: se all’incontro confermerà la linea dura del superamento di Quota 100 (come richiesto da Bruxelles), per Cgil, Cisl e Uil sarà una dichiarazione di guerra. Ma Draghi deve trovare la quadra anche con la Lega. Intanto ieri il presidente del Consiglio ha incontrato Matteo Salvini. Nel lungo e positivo colloquio, Salvini – si legge in una nota – ha illustrato le sue proposte per rilanciare il Paese e difendere lavoro e pensioni. La Lega è al lavoro sul “salva pensioni”, per evitare il ritorno alla Fornero. Giovedì la legge di Bilancio dovrebbe arrivare in Cdm. Sempre se si raggiungerà un’intesa nella maggioranza (con il Pd che fa muro contro la Lega) e con i sindacati.



Pensioni, sindacati sul piede di guerra: “Trattativa o sarà sciopero”

Inutile dire che per i sindacati è inaccettabile che la Lega si intesti la battaglia sulle pensioni. Un motivo in più per respingere la proposta di superamento di Quota 100 tornando sostanzialmente – seppur in modo graduale, con quota 102 e 104 – all’età pensionabile a 67 anni (la riforma Fornero). Cgil, Cisl e Uil invece chiedono al governo di prevedere forme di flessibilità per andare in pensione a partire da 62 anni con almeno 20 di contributi. Oppure, in alternativa, 41 anni di versamenti indipendentemente dall’età (soluzione che andrebbe bene anche alla Lega). Obiettivo dei sindacati dunque è ottenere una trattativa con Draghi parallela all’iter in Parlamento della legge di Bilancio. Altrimenti sarà sciopero. Ma i fondi attualmente previsti in manovra non sono sufficienti per coprire le richieste dei sindacati (e a sentire l’Ocse l’Italia comunque già spende troppo per le pensioni).

No di Confindustria alle quote

Dal canto suo, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ribadisce il no alle quote sulle pensioni e chiede un intervento sui lavori usuranti. “Siamo fortemente contrari a quota 100, 102 o 104 perché guardiamo i numeri da imprenditori e i numeri dicono che quota 100 non ha ottenuto l’effetto che ci aspettavamo”. “Ricordo – fa presente Bonomi – che ci era stato detto che per uno che andava in pensione venivano assunti in tre, nella realtà l’effetto è di 0,4, quindi non abbiamo neanche l’effetto sostitutivo. Quindi stiamo pensionando chi un lavoro ce l’ha e non stiamo offrendo un lavoro ai giovani”. “Noi riteniamo, invece, che si debba lavorare sui lavori usuranti, sui quali effettivamente c’è un problema. Va rivisto, lavoriamo su quello”, conclude il leader di Confindustria.

Adolfo Spezzaferro

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