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Roma, 30 apr – Oggi il premier Giuseppe Conte potrebbe sciogliere la riserva sul caso Siri. Ieri infatti c’è stato finalmente il faccia a faccia con il sottosegretario indagato per corruzione. “Deciderò in autonomia, consapevole che non sono un giudice“, aveva affermato il presidente del Consiglio ma è evidente che la questione sarà al centro dei colloqui che avrà con i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Come è noto, il capo politico del M5S chiede le dimissioni del sottosegretario, mentre il leader della Lega afferma con forza che Siri debba restare al suo posto.



Oggi Conte, Di Maio e Salvini al bilaterale a Tunisi

Oggi il premier e i due vice parteciperanno al bilaterale a Tunisi e probabilmente sarà l’occasione per prendere la decisione finale. Anche perché Siri – indagato perché avrebbe proposto modifiche di legge in favore delle società dell’imprenditore Paolo Arata in cambio di 30 mila euro – ha poi deciso di presentarsi ai pm per “dichiarazioni spontanee” ma a seguire potrebbe anche rispondere all’interrogatorio. Parlando con il suo avvocato Fabio Pinelli, l’esponente leghista ha escluso la possibilità di autosospendersi: “Se non mi vogliono nel governo devono cacciarmi“. Tuttavia, il braccio di ferro nella maggioranza potrebbe risolversi o con la sua cacciata oppure con la caduta del governo.

Tria: “Un avviso di garanzia non basta per doversi dimettere”

Intanto, il governo resta spaccato sulla vicenda. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ritiene che il sottosegretario non debba dimettersi. “A parte la questione specifica – ha detto il ministro al Fatto Quotidiano – io ho una regola di principio: un avviso di garanzia non basta per provocare le dimissioni“.

Trenta: “Deve dimettersi, con la corruzione non si scherza”

Siri deve dimettersi? “Sì, è una questione di opportunità politica. Si può mettere in panchina e poi quando, mi auguro, si sarà risolta positivamente la vicenda potrà tornare nel suo ruolo. Ma prima di allora no, con la corruzione non si scherza“. A ribadirlo, in una intervista al Corriere della Sera, è il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

I reati contestati al sottosegretario

A Siri si contesta di aver “messo a disposizione le funzioni pubbliche per interessi privati” di Arata. Avrebbe presentato emendamenti e proposte di legge sull’eolico in cambio di 30 mila euro. Per quanto riguarda le intercettazioni, ottenute grazie ad alcune cimici sistemate nell’auto e in casa, ma anche a un “trojan” inserito nello smartphone, gli inquirenti le considerano “un’ammissione di colpevolezza“. E dunque toccherà a lui chiarire come mai, riferendosi al sottosegretario, parlava di soldi in cambio di favori che avrebbe ottenuto proprio per poter accedere agli incentivi previsti nel settore eoilco. Denaro che avrebbe fatto confluire nelle aziende che condivideva con Vito Nicastri, imprenditore palermitano arrestato perché ritenuto il finanziatore della latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro. “Quando saremo convocati spiegheremo ogni cosa”, assicura l’avvocato Gaetano Scalise. Dal canto suo, l’avvocato Pinelli ribadisce che “il sottosegretario non ha nulla a che fare con la mafia. Non sapeva nemmeno che Arata conoscesse Nicastri, che peraltro non ha idea di chi sia. Chi continua ad accostare le due vicende sta solo strumentalizzando la situazione”.

Adolfo Spezzaferro

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