Roma, 7 mag – Prosegue il braccio di ferro tra Lega e M5S sul sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, indagato per corruzione. I 5 Stelle s continuano a chiederne le dimissioni mentre il leader del Carroccio Matteo Salvini, anche alla luce del muovo caso che riguarda l’acquisto di una palazzina a Bresso da parte del suo collega di partito dice: “Possono aprire tutte le inchieste che vogliono, io sono assolutamente tranquillo. Se a Siri viene contestato di avere un mutuo, è un reato che stanno compiendo alcuni milioni di italiani che pagano la rata del mutuo“.

Di Maio: “In Cdm siamo di più e voteremo per la decadenza”

Il caso Siri per il capo politico del M5S Luigi Di Maio “si poteva risolvere molto prima con le dimissioni invece di portare il governo in questa baraonda. Se non si dimette prima andremo in Cdm, probabilmente si voterà, il M5S ha la maggioranza, e voteremo per la decadenza. Poi dal giorno dopo non saremo noi a chiedere una crisi di governo”. E rincalza: “Io non riesco a comprendere come il leader di una forza politica al governo stia difendendo da tre settimane una persona che ha avuto un comportamento indecente. Io queste cose non le capirò mai”, precisa Di Maio. La cosa più importante è rimuovere questo sottosegretario che getta ombre sul governo”, ribadisce il vicepremier.

L’indagine sulla palazzina

Mentre emerge un nuovo caso che coinvolge il sottosegretario leghista alla vigilia del Consiglio dei ministri nel quale si dovrebbe discutere delle sue dimissioni è scontro aperto tra Movimento Cinque stelle e Lega sulla vicenda. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, al momento senza ipotesi di reato né indagati, sul caso dell’acquisto da parte di Siri di una palazzina a Bresso, nel Milanese, attraverso un mutuo di 585 mila euro acceso con una banca di San Marino.

Salvini: “I processi si fanno in tribunale”

“Vado in Consiglio dei ministri assolutamente tranquillo”, afferma Salvini ai cronisti. “Sto aggiornando l’agenda su immigrazione e mafia, di questo mi occupo. Dopo mercoledì vengono giovedì, venerdì e sabato e per me non è un problema, continuo a ritenere che in un Paese civile i processi si fanno in tribunale e se uno è colpevole si viene condannati da un giudice, non da un giornale“. “Noi siamo di più, però mi auguro che su questo potremo avere la compattezza che abbiamo sempre avuto”, dice invddce Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, a proposito del possibile voto del caso Siri in Consiglio dei ministri. “La questione è chiara – ha aggiunto, intervistato dall’emittente Rtv38 – nessuna colpevolizzazione da parte di nessuno. Salvini ha parlato di ‘abbandonare’ le persone in corsa: ma Siri va a fare il senatore, non è che si ritrova in mezzo alla strada”. “Ora è emerso da questa inchiesta che tra l’altro il sottosegretario Siri ha presentato un emendamento che doveva favorire proprio l’imprenditore che a quanto pare gli avrebbe chiesto di presentarlo”, ha detto Bonafede, secondo il quale quindi “noi diciamo, togliamo l’ombra sull’attività del governo, e chiediamo al sottosegretario Siri di dimettersi. Dopo di che non ci sono state queste dimissioni, e il presidente del Consiglio ha già detto che al Consiglio dei ministri proporrà la revoca delle deleghe”.

La Lega contro il premier: “Conte altro che avvocato del popolo”

“Siamo esterrefatti” per le parole del premier sul caso Siri: “Si è definito ‘avvocato del popolo’ e come avvocato dovrebbe essere garantista o quantomeno avrebbe dovuto aspettare che Siri parlasse con i magistrati“. Lo dice il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo a Ilfattoquotidiano.it. “Speravamo che Conte prendesse una posizione più di mediazione. Invece sembra si sia sbilanciato in maniera abbastanza chiara dalla parte del M5S, perdendo il ruolo da arbitro che lo aveva contraddistinto con grande capacità nel primo anno di governo”.

Conte: “Non sono un arbitro, sono il premier”

“Non ho mai accettato di fare l’arbitro ma di fare il premier. Non sono un arbitro di calcio: sono un Presidente del Consiglio garantista, ma non faccio l’arbitro di calcio“, replica il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, convinto che sarà trovata una soluzione mercoledì mattina. “Al Consiglio dei Ministri – assicura – non andremo alla conta“. Una cosa è certa, se il caso Siri dovesse davvero arrivare in Cdm, la rottura tra Lega e M5S apparirà insanabile. Vedremo quindi come eviteranno la crisi di governo (almeno fino alle Europee, dopo di che tutto è possibile).

Adolfo Spezzaferro

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here