Roma, 11 giu – La spesa media mensile delle famiglie italiane nel 2018 è stata di 2.571 euro, praticamente invariata rispetto al 2017 (+0,3%). Il dato però registra una contrazione dello 0,9% se si considera l’inflazione dell’1,2 per cento. E’ la prima volta dal 2013 che si registra un dato negativo in termini reali: secondo i dati Istat, quindi, si interrompe la moderata dinamica positiva registrata tra il 2014 e il 2017.

Resta ampio il divario Nord-Sud

Le stime dell’Istituto statistico fotografano anche come resti ampio il gap territoriale tra il ricco Nord Ovest e le povere Isole. L’Italia in effetti è sostanzialmente spezzata in due: anche se il divario scende sotto il 40 per cento per la prima volta dal 2009, nelle regioni del Nord si continuano a spendere circa 800 euro mensili in più. E la forbice si allarga ulteriormente tra la Lombardia (3.020 euro) e la Calabria, dove la spesa è la più contenuta d’Italia e resta sotto i 2.000 euro (1.902).

Spendono di più le famiglie di imprenditori o liberi professionisti


Le famiglie più ricche spendono oltre cinque volte di più delle famiglie meno abbienti, anche se la disuguaglianza diminuisce lievemente per la prima volta dal 2013. A spendere di più sono le famiglie la cui persona di riferimento è imprenditore o libero professionista (4.025 euro mensili), seguite da quelle di dirigenti, quadri o impiegati (3.314 euro). I livelli di spesa più bassi si osservano, invece, nelle famiglie caratterizzate da condizioni economiche più precarie, con persona di riferimento in cerca di occupazione (1.793 euro mensili) o inattiva ma non ritirata dal lavoro (1.805 euro).

La spesa maggiore è per la casa

La composizione della spesa resta sostanzialmente immutata rispetto all’anno precedente: è ancora l’abitazione ad assorbire la quota più rilevante (35,1% della spesa totale, 903 euro, includendo affitti figurativi per 589 euro, cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono). Segue la spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche (18%, 462 euro era 457 euro nel 2017) e quella per trasporti (11,4%, 292 euro).

Coldiretti: “Spesa alimentare più bassa di 10 anni fa”

Intanto la Coldiretti fa sapere che la spesa alimentare degli italiani nel 2018 è stata di 5.544 all’anno per famiglia con un calo di ben 156 euro rispetto a dieci anni fa. Si assiste complessivamente – sottolinea l’associazione di coltivatori – ad un taglio della spesa degli italiani del 3% nel corso del decennio ma cambia anche la composizione del carrello. L’ortofrutta – precisa la Coldiretti – diventa la maggiore voce di spesa degli italiani per un importo di 1.260 euro all’anno per famiglia e sorpassa la carne con 1.176 euro mentre al terzo posto sul podio sul podio pane e pasta con 912 euro all’anno. Sul cibo in Italia si assiste in realtà – continua la Coldiretti – ad una polarizzazione nei consumi con un numero elevato di cittadini che si rifugia nei discount low cost mentre chi può cerca di dare un contenuto etico e salutistico ai propri acquisti con l’aumento nel carrello del biologico, del prodotto locale e a chilometri zero. Nonostante il contenimento che si è verificato nel decennio, la spesa alimentare – conclude la Coldiretti – rappresenta, dopo l’abitazione, la voce più importante nel budget familiare.

Allarme Confesercenti: “Evitare Iva e manovrine o sarà crollo”

“Evitare Iva e manovrine, o il calo diventerà crollo. I consumi sono tornati a calare, più di quanto fosse atteso. Nel 2018, per la prima volta dopo tre anni, la spesa delle famiglie in termini reali è diminuita di quasi un punto percentuale. E rimane distante anni luce dai valori del 2011: le famiglie spendono circa 840 euro l’anno in meno rispetto a otto anni fa, pari ad un taglio di circa 2.712 euro l’anno se si considerano i valori a prezzi costanti. Si tratta, complessivamente, di circa 60 miliardi di euro l’anno di consumi in meno rispetto al 2011″. Così l’Ufficio economico Confesercenti lancia l’allarme sui dati Istat. “La direzione da seguire è quella di politiche che diano respiro a imprese e a famiglie, per metterle in condizioni di operare in maniera serena. Bisogna mettere in campo interventi che puntino con decisione sull’aumento del potere d’acquisto dei cittadini e la riduzione del carico fiscale sulle Pmi: il binomio decisivo per far ripartire tutta l’economia del Paese”, conclude la presidente Patrizia De Luise.

Adolfo Spezzaferro

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