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Roma, 26 ott – “Mi sembra improprio che il massimo responsabile della stabilità finanziaria in Europa emetta degli allarmi, seppur velati, circa la tenuta delle banche di un Paese che è sotto il controllo della sua vigilanza”. Così il presidente della commissione Finanze del Senato, Alberto Bagnai, intervenuto a Radio Anch’io replica alle parole del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.
“Difficilmente – prosegue il senatore leghista – mi immagino un governatore della Banca d’Italia dire che una banca tale è poco solida a mercati aperti. Un comportamento simile sarebbe del tutto assurdo, come è assurdo che il governatore della Bce dica che c’è un rischio, lui quel rischio deve gestirlo e finora lo ha fatto tramite il Quantitative easing. il Qe – spiega Bagnai – è l’acquisto di titoli pubblici e privati da parte della Bce, cioè una monetizzazione mascherata del debito pubblico“.
Con il Qe, spiega ancora, “la Bce ha fatto senza dire che lo stava facendo quello che le banche centrali in tutto il mondo fanno cioè ha garantito il debito pubblico“. Sulla fine del Qe, poi, l’economista aggiunge: “C’è un’apertura al fatto che le politiche non convenzionali possano proseguire se le condizioni lo richiederanno”.
“E quali sono le condizioni?”, prosegue l’economista. “Per esempio quelle che la Bce si è data e non riesce ad ottenere e cioè che l’inflazione raggiunga stabilmente l’obiettivo del 2%”.
Sul fatto che altri esponenti del governo gialloverde abbiano lanciato un allarme sulle banche, Bagnai precisa: “Io la preoccupazione sulla tenuta del sistema bancario l’ho espressa nel 2013 prima che venisse approvata dai governi precedenti la proposta del Bail-in (la risoluzione di una crisi bancaria tramite l’esclusivo e diretto coinvolgimento dei suoi azionisti, obbligazionisti, correntisti, ndr) che poi ha rappresentato alla fine del 2015 una massiccia perdita di capitalizzazione per tutto il sistema bancario italiano”.
E’ chiaro, secondo l’esponente leghista, che “il nostro Paese ha delle difficoltà strutturali che vanno affrontate non minacciando le banche ma facendo politiche per la crescita ed è esattamente quello che questo governo sta facendo”.
Ecco perché, sottolinea Bagnai, “ravviso qualcosa di paradossale e surreale in questo dibattito, si creano allarmi che non esistono tramite un sistema dei media che ancora risponde all’opposizione che fa il suo lavoro“.
Un chiaro riferimento ai giornali schierati contro Palazzo Chigi che “pompano” gli allarmi di Ue, Bce, mercati, agenzie di rating & co. pur di attaccare le politiche economiche di Lega e M5S.
Infine l’economista dà una lettura dell’aumento dello spread italiano dopo la presentazione della legge di Bilancio: “Lo spread incorpora il rischio percepito dagli investitori che la moneta unica possa andare in pezzi per colpa di questo Paese. Ora questo rischio non esiste perché non è assolutamente nostra intenzione rinunciare in questo momento né in prospettiva all’euro”. Il governo, quindi – precisa Bagnai – non vuole uscire dall’euro, “tanto meno ora che il nostro Paese deve superare una crisi ed è in condizioni critiche sotto il profilo della tenuta macroeconomica. Non vogliamo andare a fare la guerra a nessuno né tanto meno andarci con le scarpe di cartone”.
Insomma, la questione è un’altra: l’Italia – come ribadito più volte in questi giorni dal governo Lega-M5S – non cambierà la manovra ed è pronta a discutere le ragioni di questa scelta con l’Ue. Ma non chiederà aiuto. Né a Bruxelles né alla Bce.
Adolfo Spezzaferro

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