Roma, 11 lug – La crisi del governo Draghi potrebbe essere concreta? È una domanda che in molti si pongono dopo gli ultimi “strappi” tra Movimento 5 Stelle (o meglio, ciò che ne resta) e il presidente del Consiglio, sulla base degli ultimi aggiornamenti riportati da Tgcom24. Anche se la storia perfino recente di questo esecutivo non lascia pensare affatto che gli attriti all’interno della maggioranza abbiano un reale peso.

Crisi di governo e lo “strappo” tra grillini e Draghi

Si parla di “settimana ad alto rischio”, per un governo che, stando ai teatrini che lo hanno contraddistinto praticamente da quando è nato, di rischi nella teoria ne avrebbe corsi un bel po’, già dalla nascita, ma nella pratica si sono rivelati sempre poco più di bluff. Poi, per carità, nessuno prevede il futuro. È solo difficile credere alla concretezza della minaccia al presidente del Consiglio Mario Draghi pure in questo caso, dal momento che il suo principale “ricattatore” – ovvero Giuseppe Conte – in teoria sarebbe anche colui che ad ogni pié sospinto ribadisce il “pieno supporto” all’esecutivo. Ma come si suol dire, la cronaca è cronaca, e allora dargli un’occhiata certamente non può fare male. Con la giornata di oggi si voterà alla Camera sul decreto Aiuti: ma non dovrebbe essere un problema, visto che la massima pericolosità potrebbe risiedere in un’astensione dei grillini che poco cambierebbe su un provvedimento di fatto già approvato.

Il “decisivo” passaggio in Senato

Giovedì in Senato, però, la questione potrebbe essere più complicata, visto che il voto sul decreto Aiuti sarà unico. Secondo la stampa mainstream le azioni dei grillini “sono tutt’altro che prevedibili”. Dal canto nostro, ci limitiamo a osservare ma, onestamente, anche a lasciarci andare a qualche sorriso amaro. Il “solito” Conte si lancia nelle “solite” frasi: “Non restiamo per farci schiaffeggiare, aspettiamo risposte vere e concrete, il documento non è una farsa. Con il reddito di cittadinanza molti hanno potuto sottrarsi al ricatto delle mafie”. Per carità, di moventi elettorali per ciò che resta della creatura di Beppe Girllo ce ne sono (su tutti, proprio il reddito di cittadinanza e il salario minimo, tra i pochissimi slogan rimasti vivi nella tristissima parabola discendente dei pentastellati). E quindi qualche interesse di base. Ma la stasi politica attuale è davvero troppo banale per pensare che stavolta si tratti di qualcosa di serio. Osserveremo.

Alberto Celletti

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