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Roma, 30 lug – Il suicidio assistito non equivale all’eutanasia. Il Comitato nazionale di bioetica invita a distinguere e riflettere su una questione così delicata. E lo fa pubblicando un documento che intende “svolgere una riflessione sull’aiuto al suicidio a seguito dell’ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale“. Il riferimento è al caso di Marco Cappato e “alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale”. I pareri in materia sono alquanto discordanti. In ogni caso il Comitato non prende posizione.

Il Comitato è diviso sulla questione

In calce al documento infatti compaiono tre postille, pubblicate contestualmente al parere. La prima è del presidente onorario Francesco D’Agostino per spiegare le ragioni del voto negativo dato al parere (“c’è il rischio di non tener conto di questioni come l’obiezione di coscienza del medico. Non è un caso che in Svizzera la pratica sia affidata a centri privati“, spiega il bioeticista). Le altre due sono di Assunta Morresi e Maurizio Mori, che pur avendo approvato il documento, hanno voluto precisare le proprie motivazioni di dissenso su alcuni temi trattati. Il testo, “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito”, approvato nel corso della plenaria del 18 luglio, nasce con l’idea di dare informazioni chiare su pro e contro di un’eventuale legislazione sul suicidio assistito. Sia chiaro, quindi, “non un’apertura alla legalizzazione del suicidio assistito, ma piuttosto un valido strumento per indicare nodi, criticità e ed elementi positivi al legislatore, che potrebbe avere un approccio favorevole ma anche contrario”, come illustrato dal presidente del Comitato nazionale di bioetica, Lorenzo D’Avack, che ci tiene a ribadire: non si tratta “affatto di un’apertura del Comitato al suicidio assistito”.

“Fornire cure adeguate ai malati inguaribili”

Gli esperti raccomandano “l’impegno di fornire cure adeguate ai malati inguaribili in condizione di sofferenza” e chiedono che “sia documentata all’interno del rapporto di cura un’adeguata informazione data al paziente in merito alle possibilità di cure e palliazione“. Il Comitato ritiene poi “indispensabile che sia fatto ogni sforzo per implementare l’informazione ai cittadini e ai professionisti della Sanità delle disposizioni normative riguardanti l’accesso alle cure palliative”. Secondo gli esperti deve essere “promossa un’ampia partecipazione dei cittadini alla discussione etica e giuridica sul tema e che vengano promosse la ricerca scientifica e la formazione bioetica degli operatori sanitari“.

Eutanasia, interruzione dei trattamenti e suicidio assistito: ecco le differenze

Per eutanasia si intende l’infusione di un farmaco che pone fine, in maniera rapida e indolore, alla vita del malato che lo richiede. A somministrare la sostanza letale è una persona terza, un sanitario, che la infonde a chi ritiene di patire sofferenze eccessive a livello fisico o esistenziale. Questa è l’unica forma di eutanasia esistente ed è oggetto di una legge di iniziativa popolare (sollecitata dalla Corte Costituzionale) attualmente discussa in Parlamento. L’interruzione dei trattamenti, invece, si riferisce al diritto, costituzionalmente previsto, del rifiuto di trattamenti che possono essere anche salvavita: questo principio è alla base della legge sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento). Infine il suicidio assistito consiste nell’aiutare un soggetto che chiede di porre fine alla propria vita, ma in cui è lui stesso ad assumere un farmaco letale. Questa possibilità è prevista in Svizzera, dove si è recato Dj Fabo, aiutato da Cappato. Fabiano Antoniani, pur essendo tetraplegico, ha potuto attivare una pompa infusionale schiacciando con i denti un pulsante.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Ricordo che per i cattolici veri il suicidio è peccato mortale in quanto non puoi toglierti la vita che Dio ti ha donato. Chiunque oggi voglia suicidarsi puo’ farlo in mille maniere ma il fatto che uno stato lo istituzionalizza è uno schifo.In Olanda, molti medici che lavoravano in una struttura dedicata quasi solo a togliere la vita si sono dimessi vedendo anche casi di genitori che non si opponevano(o convincevano?) il figlio disabile a togliersi la vita.
    Oramai i poteri occulti che sono dietro anche a questi temi spingono per l’eutanasia o suicidio assistito per togliere di mezzo gente vecchia o improduttiva che a loro non serve piu’ nemmeno come schiavi.
    Ho letto di un caso di una signora anziana che aveva cambiato idea ma oramai era troppo tardi!.Con una legge che permette di togliersi la vita gli abusi di gente in malafede od eredi criminali possono essere tanti e pure protetti da una finta pietà umana che in realtà si chiama omicidio.

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