Roma, 12 feb – E’ sulla Tav che il governo rischia di cadere, l’abbiamo scritto da tempo. Ma Lega e M5S vogliono arrivare alle Europee senza accollarsi la responsabilità di aver mandato tutto all’aria. Tuttavia, non è affatto semplice tenere in piedi la maggioranza.

Il redde rationem sulla Torino-Lione poteva consumarsi già ieri sera, ma – come era prevedibile – all’ultimo momento è saltato il vertice che doveva analizzare l’analisi costi-benefici inviata dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli.

L’analisi tecnica con il verdetto sulla fattibilità dell’opera è nelle mani del premier Giuseppe Conte e dei due vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del M5S Luigi Di Maio.
L’unico a commentare il fatto è stato il ministro dell’Interno, che ha precisato che avrebbe letto il documento stamattina.

Come è noto, l’analisi era stata già consegnata, tra mille polemiche, alla Francia. Salvini si era arrabbiato col collega Toninelli per la mancata condivisione di un verdetto che – lo ripetiamo – rischia di portare alla resa dei conti Lega e M5S.

Sì, perché il Carroccio vuole completare l’opera, i pentastellati invece la ritengono inutile.

Dal canto suo, Toninelli confida nel rigore tecnico dell’analisi per sciogliere ogni nodo: “Finalmente si aprirà un dibattito pubblico talmente importante da partire dai numeri“. Per il ministro a 5 Stelle non appena la relazione sarà pubblica non ci saranno più “opinioni e giudizi sul nulla, ma su dei dati scientifici”.

Salvini invece ribadisce la sua linea: “Sarebbe un peccato lasciarla incompiuta” ma non perché lo dicono i francesi, “ma perché credo che serva agli italiani“.

Nel mezzo, come sempre, si trova il premier Conte, che ha il compito di mediare: “Abbiamo pianificato miliardi di investimenti infrastrutturali nel nostro budget – dice – quindi un potenziale no all’alta velocità non rappresenterebbe un no alle infrastrutture in generale“.

Per ieri sera, come abbiamo detto, era in programma un vertice sulla Tav, ma è saltato. Nonostante Salvini l’avesse confermato durante la registrazione di Porta a Porta, la riunione – che avrebbe visto la partecipazione anche del ministro degli Esteri Enzo Moavero, del ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti – non si è più fatta.

Tutto rimandato ad oggi, forse. Il dato politico comunque è che, dopo la sonora sconfitta alle Regionali in Abruzzo (crollo di 20 punti percentuali), il M5S probabilmente vorrà ripartire con un no alla Tav, per tenersi buona la base “militante” e non perdere altri consensi.

Adolfo Spezzaferro

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