Roma, 28 mag – La caduta dei Cinque Stelle alle europee più che una discussione interna al movimento sta generando una guerra caotica, un tutti contro tutti che la dice lunga sulla solidità di una compagine politica che forse per la prima volta si trova a fronteggiare una netta sconfitta elettorale. Le continue batoste rimediate alla comunali e alle regionali hanno semplicemente evidenziato l’inesistente presa territoriale del M5S, che non ha mai avuto una presenza capillare e una classe dirigente locale. Parliamo dunque di insuccessi relativi, che non pesano certo come la sconfitta rimediata domenica. Ecco allora che sembra iniziata una sorta di resa dei conti, con il vicepremier e leader del movimento Luigi Di Maio preso di mira.

Il primo scossone è arrivato stamani, con Primo Di Nicola che si è dimesso dalla carica di vicecapogruppo al Senato per “favorire una discussione democratica”. Poi è arrivato l’affondo di Roberta Lombardi, direttamente via Facebook: “Quando c’è una sconfitta gli errori si distribuiscono, le responsabilità si assumono – ha scritto sul social il capogruppo del M5S alla Regione Lazio – i cambiamenti si mettono in conto. La responsabilità in capo ad un solo uomo è deleteria per il MoVimento, ed è un concetto da prima repubblica. Usato e abusato da Renzi & Co. Il modello culturale di riferimento di M5S è la partecipazione. Grillo e Gian Roberto Casaleggio ci hanno insegnato a stare nel mezzo, ad ascoltare la forza dal basso delle scelte e delle idee di portavoce e attivisti”.

Di Maio messo in discussione

Avvisaglie di contestazione alla leadership di Luigi Di Maio, seguite dal pesante attacco della “ribelle” pentastellata, la senatrice Elena Fattori: “Il voto è stato un grande disastro di cui si deve assumere tutta la responsabilità Luigi Di Maio, visto che si è blindato con un regolamento che gli dà tutti i poteri”, ha detto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. “In assemblea chiederò le sue dimissioni dai due ministeri. Non può fare tutto e male”, ha tuonato la senatrice.

Infine la stoccata del senatore Gianluigi Paragone, che ha chiesto di rivedere i quattro incarichi a Di Maio. “Che ci sia bisogno di una discontinuità è fuor di dubbio, che si debba esaurire nella decisione di Primo Di Nicola di dimettersi da vicepresidente del gruppo M5s al Senato credo di no, credo debba essere molto più sostanziosa: la generosità di Luigi di mettere insieme 3-4 incarichi in qualche modo deve essere rivista”, ha detto Paragone al Fatto Quotidiano. Secondo l’ex conduttore tv, il movimento “per ripartire ha bisogno di una leadership politica non dico h24 ma non siamo lontani. Dobbiamo passare dall’io al noi. L’io è stata una fuga in avanti anche importante in un certo momento ma deve essere un io con la minuscola”. Suona tutto come una sfiducia alle porte per Di Maio. In attesa dell’assemblea dei parlamentari grillini che si terrà domani, il clima in casa Cinque Stelle non è certo sereno.

Eugenio Palazzini

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