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Roma, 10 dic – Contrordine compagni: le sardine invitano tutti in piazza con loro, a patto che questi tutti siano antifascisti, oltre che antisovranisti e anti-Salvini. La precisazione (d’obbligo, ca va sans dire, visto che stiamo parlando di pesci dem) arriva con un comunicato ufficiale delle sardine dopo la polemica scatenata dalle parole di Stephen Ogongo, uno dei leader del movimento a Roma. Alla domanda su eventuali paletti che le sardine avrebbero posto alla partecipazione in piazza San Giovanni il 14 dicembre, Ogongo ha risposto: “I paletti li metteremo se, e quando, ci daremo un’identità politica. Per ora è ammesso chiunque, pure uno di CasaPound va benissimo. Basta che in piazza scenda come Sardina”. Invito ovviamente accolto dalle Tartarughe frecciate, pronte a un dialogo con le sardine, proprio in nome del loro professarsi apartitiche.

Il comunicato di rettifica

Il movimento è subito corso ai ripari con una rettifica, diffusa anche su Facebook: “Non possiamo chiedere ad ognuno dei partecipanti alla nostra piazza la fede politica: è una piazza libera ed accogliente, non mettiamo paletti, non cacciamo nessuno. Sappiamo che la piazza di San Giovanni a Roma fa gola a molti. Ma ribadiamo con forza che l’invito è rivolto a chi crede che il linguaggio politico di una certa destra abbia passato il segno“. Per sicurezza, nel comunicato stampa l’invito viene circoscritto in modo più preciso: “Fin da Bologna è stata definita una linea netta di demarcazione fra chi crede nei valori della democrazia, dell’uguaglianza, del rispetto e dell’antifascismo e chi invece viene da un passato e un presente che mostra tutt’altro. Essere senza bandiere non significa essere privi di idee e di coscienza politica”.

E quali sono le idee delle sardine? Essere un po’ “anti” qua, un po’ “anti” là. Per il resto, zero programmi, zero proposte. Perché – lo ripetono continuamente – loro non vogliono sostituirsi alla politica, soltanto cantare “Bella Ciao” tutti insieme. Contro Salvini, i sovranisti e pure contro CasaPound, checché ne dica Ogongo.

Adolfo Spezzaferro

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