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Roma, 1 giu – “Sono un uomo delle istituzioni, non c’era la volontà di offendere Salvini, non ho inventato io il sistema delle correnti, quindi identificare me come male assoluto è un’operazione che potrebbe far comodo a qualcuno“. Così Luca Palamara, l’ex presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati ed ex membro del Consiglio superiore della magistratura, oggi indagato per corruzione per il mercato delle toghe – lo scandalo sulle nomine nelle procure -, si difende da Massimo Giletti a Non è l’Arena su La7 in merito al polverone scatenato dalle intercettazioni delle sue chat. Nelle parole del magistrato, oggi sospeso e senza stipendio in attesa di essere giudicato dai suoi colleghi di Perugia, ci sono due messaggi importanti – “sono un uomo delle istituzioni” e “identificare me come male assoluto potrebbe fare comodo a qualcuno”. Insomma, Palamara, che – sia chiaro – non fa un nome che sia uno di toghe rosse o politici del Pd nonostante le chat parlino chiaro, si difende difendendo la magistratura ma lasciando intendere che qualcuno, forse proprio tra i colleghi togati, ha voluto attaccarlo. Ma “a chi fa comodo” lo scandalo che l’ha travolto non l’ha voluto dire.

“Mediavo tra le singole correnti dell’Anm”

Mentre il Csm, l’Anm e l’intera magistratura è nella bufera a causa delle intercettazioni che lo riguardano, Palamara in tv racconta come funzionano le correnti dei giudici. E sottolinea che non era l’unico boss delle nomine, bensì un mediatore come ce ne sono altri. “Sono qui perché ho il dovere di chiarire tutto. Mi sento e sono uomo delle istituzioni, amo la magistratura, porto la toga nel cuore. Non ho inventato io le correnti – si difende -. Io mediavo tra le singole correnti dell’Anm. Non esisteva solo un unico Palamara, esistevano tanti mediatori. Mi chiamavano tantissime persone, avevo una funzione di rappresentanza, ero diventato una figura di riferimento per molti colleghi, ma non per fare cose illecite. E questo ha partorito nomine di magistrati di assoluto livello. Tutti erano frutto di un accordo”.

“Sistema correnti penalizza chi non vi appartiene”

Il leader della corrente Unicost, incalzato da Giletti, spiega che “i posti di procuratore della Repubblica sono molti ambiti, sono posti di potere. È vero che il sistema delle correnti penalizza chi non vi appartiene. Negare che le correnti siano una scorciatoia è una bugia. Le correnti della magistratura nel Csm hanno un peso preponderante. Nei posti più importanti ci sono le persone più importanti. Molti magistrati che sono fuori dai contatti (dalle correnti, ndr) vengono penalizzati. È il carrierismo sfrenato che ha portato a questo”. Poi dice una frase che suona come un’apologia fiera dell’indipendenza della magistratura: “Il politico dall’esterno non può incidere sui magistrati, ma questo sistema favorisce una commistione“. Dalle chat però sappiamo che non è vero. Basti un caso su tutti, quando l’allora vicepresidente del Csm Legnini del Pd ordina una nota contro Salvini sul caso Diciotti e Palamara esegue.

“Lotti? Ho sottovalutato. Mi sono ritrovato da inquirente a indagato”

Giletti, poi gli chiede conto proprio dei rapporti con la politica: “Ha incontrato Luca Lotti?“, domanda il conduttore. “L’ho conosciuto sottosegretario alla presidenza del Consiglio – ammette Palamara – Non posso negare le cene. Da parte mia c’è stata una sottovalutazione. Mi sono ritrovato da inquirente a indagato. Ma non mi sono mai sentito onnipotente. La mia attività è stata sempre un’attività di aiuto ai colleghi”. Ma ci sono le chat anche con il segretario del Pd Nicola Zingaretti, di cui però qui non si fa menzione.

La supercazzola sul caso Salvini

Poi, sul caso Salvini, Palamara si è prodotto in una supercazzola che proprio non sta in piedi. “È uscita l’espressione ‘va attaccato’, ma è una parola che va circostanziata. È stata un’espressione frettolosa”, dice Palamara, come se la frase “Salvini va attaccato” possa in qualche modo significare altro. “C’era un dibattito interno alla magistratura molto forte. Ho detto quella frase perché volevo difendere i magistrati. Facevamo quadrato contro la politica. Quello dell’immigrazione è un tema particolarmente sensibile nella magistratura ed è vero che sul tema ci fosse un particolare dibattito politico all’interno. I magistrati andavano tutelati”, continua nella sua autodifesa. “La politica delega molto alla magistratura – sostiene Palamara – ma così i problemi non si risolvono”.

Davigo, Pignatone, Di Matteo: il boss di Unicost resta vago

E quando Giletti gli chiede del potente Piercamillo Davigo (corrente Autonomia e Indipendenza), che recentemente aveva attaccato il leader di Unicost, lui risponde: “Posso dire che ho sempre avuto rispetto nei suoi confronti”. Anche con Giuseppe Pignatone, ex procuratore capo di Roma, c’è stato un buon rapporto che poi però si è deteriorato. Lo stesso vale con Nino Di Matteo, al centro della vicenda con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sulla nomina a capo del Dap. “Io ricordo Di Matteo quando si presentò all’Anm, anche lui corrente Unicost. In poco tempo è diventato un pm importante. La storia, per chiarirci, è che non è stato Palamara a fare fuori Di Matteo dall’antimafia nel 2016. Non sono un suo nemico. È uno degli aspetti deteriori del correntismo”, fa presente il magistrato. “Perché Francesco Basentini al Dap invece di Di Matteo?”, gli domanda il presentatore. “Basentini è stato sempre vicino alla mia corrente”. “Ma come ha fatto a dirigere il Dap?”, chiede Giletti. “Non posso dirlo. Non lo so”. Parole che la dicono lunga sul fatto che Palamara non si sbottona più di tanto quando si tratta di coinvolgere qualcun altro.

“Si può sempre sbagliare ma prima di tutto viene il bene della magistratura”

Per chiudere, che cosa ha sbagliato Palamara?”, gli chiede Giletti. “Nella vita si può sempre sbagliare. Ma prima di tutto deve venire il bene della magistratura“, conclude Palamara. Non un nome di una toga rossa, non un nome del Pd. L’impressione è che Palamara (che si è pure tolto la barba forse per non essere riconosciuto per strada) voglia difendere il sistema di cui si dice fiero appartenente fino a che le indagini (e l’eventuale pubblicazione di nuove intercettazioni) non faranno luce sullo scandalo delle nomine e la guerra tra correnti.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Ma sta gente va pure in tv? Dopo una cosa del genere dovrebbero essere tutti confinati e esclusi da ogni attività! Dai magistrati coinvolti ai politici. Siamo proprio in Italia dove solo i buffoni corrotti hanno vita facile.