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Roma, 5 apr – Il centro di accoglienza di via dei Codirossoni, a Torre Maura è infine stato completamente svuotato dai nomadi che vi erano stati inseriti negli scorsi giorni.

L’ultima famiglia rom è stata portata via

Dopo tanto parlare, questo è ciò che resta: con il settimo mezzo di trasporto che ha effettuato l’ultimo viaggio si completa lo spostamento degli ultimi individui facenti parte di un gruppo di una sessantina circa che erano stati indirizzati verso via dei Codirossoni martedì pomeriggio.

Le proteste dei cittadini accusati di razzismo

La rabbia espressa dai cittadini appena saputa la notizia dell’arrivo delle famiglie di etnia rom è stata incontenibile. Nel tardo pomeriggio di martedì, infatti, la protesta ha preso un carattere violento: alcuni residenti hanno spostato dei cassonetti dell’immondizia al centro strada nella vicina via dell’Usignolo e li hanno poi dati alle fiamme. Via Valter Tobagi è stata bloccata e la stessa  via dei Codirossoni. Alla fine Virginia Raggi è stata costretta ad arrendersi all’evidenza: pochi giorni fa ha dichiarato che i nomadi sarebbero stati spostati nelle altre strutture cittadine “entro sette giorni”. “Questa è una grande vittoria dei cittadini contro la giunta Raggi, ormai totalmente scollata dalla realtà e dalle istanze di chi dovrebbe amministrare”, fu il commento di Mauro Antonini, responsabile del Lazio per CasaPound Italia, da subito al fianco dei cittadini sul luogo della protesta.

“Simone de Torre Maura”, tanto rumore per nulla

Al netto, dunque, della tempesta mediatica attorno al quindicenne Simone di Torre Maura, nuovo paladino di una sinistra a pezzi, “sfruttato” mediaticamente da una giunta comunale che non sa più dove andare a pescare consensi, è stato il resto dei presenti di via dei Codirossoni ad avere la ragione.
Alla maggior parte degli onesti abitanti di Torre Maura, per utilizzare quell’espressione alla Ninetto Davoli che ha “commosso il web” dei salotti buoni, di accettare l’imposizione da parte del sindaco di Roma di avere settanta famiglie nomadi come vicini di casa “nun gli stava bene che no”. E, alla fine, hanno vinto loro.

Ilaria Paoletti

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