Roma, 4 set – Dopo il “plebiscito” della piattaforma Rousseau per il governo giallofucsia, M5S e Pd sono alle strette finali per definire la squadra dell’esecutivo. In modo tale che già oggi il premier Giuseppe Conte salga al Quirinale e sciolga la riserva presentando programma e lista dei ministri. E’ quindi possibile che nel pomeriggio ci sarà il giuramento del Conte bis. Stamattina il premier incaricato incontrerà nuovamente la delegazione di Liberi e Uguali, composta da Loredana De Petris e Federico Fornaro, dopo quella di stanotte, durata oltre tre ore. A quanto pare anche LeU avrà una poltrona nell’esecutivo.

Zingaretti e Di Maio si spartiscono le poltrone

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti e il capo politico del M5S Luigi Di Maio stanno ultimando la spartizione dei ministeri. Pare abbastanza certo che i capi delegazione delle trattative con Conte, lo stesso Di Maio per i 5 Stelle e Dario Franceschini per i dem, andranno rispettivamente agli Esteri e alla Difesa (o forse alla Cultura). Resta però ancora da sciogliere il nodo del sottosegretario alla presidenza al Consiglio. Conte è determinato ad indicare un uomo di sua stretta fiducia (si fa il nome del Roberto Chieppa, segretario generale a Palazzo Chigi) ma sarebbe in corso un braccio di ferro con il M5S, che vorrebbe piazzare un suo uomo. In pole ci sarebbe il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro.

Un politico all’Economia e un tecnico all’Interno


Alla delicata casella dell’Economia (in quota Pd) è in lizza l’eurodeputato dem Roberto Gualtieri, presidente della commissione Bilancio a Strasburgo. Tra i tecnici, invece, in ambienti dem vengono citati Giuseppe Pisauro e Salvatore Rossi. A quanto pare al ministero dell’Interno andrà un tecnico: l’ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese o il capo della Polizia Franco Gabrielli.

Ci sono ancora ministeri in bilico

Restano in bilico ancora alcuni ministeri. Quello per lo Sviluppo economico, dove i dem puntano sulla vicesegretaria del Pd Paola De Micheli mentre i 5 Stelle spingono per il sottosegretario al Mef Laura Castelli e il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli, fino a poco tempo fa in lizza per le Infrastrutture. Se il Mise andasse al M5S, quello dei Trasporti e Infrastrutture andrebbe ai dem e sarebbe guidato dalla De Micheli. In lizza per l’Istruzione Gianni Cuperlo (Pd) e Nicola Morra (M5S). Ancora da assegnare l’Ambiente, tra Sergio Costa (che sarebbe tra i 5 Stelle confermati) e Rossella Muroni, in quota LeU. Conteso anche il ministero del Lavoro: in pole, nel Pd, il nome di Giuseppe Provenzano. Alla Giustizia dovrebbe essere confermato il pentastellato Alfonso Bonafede. Sempre trai i 5 Stelle si fa il nome del questore della Camera Federico D’Incà per gli Affari regionali. Sul fronte Pd, ai renziani sarebbero stati proposti tre ministeri per Anna AscaniLorenzo Guerini e Teresa Bellanova, ma Matteo Renzi a quanto pare vuole piazzare il vicepresidente della Camera Ettore Rosato.

In tutto questo, va ricordato che il capo dello Stato ha detto chiaramente che dirà l’ultima parola su quattro ministeri chiave: Esteri, Economia, Interno e Difesa. E vista la totale sintonia tra il Presidente Sergio Mattarella e il premier incaricato, è probabile che Conte stia spingendo per ottenere nomi graditi al Colle.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. … non è la questione di un governo piu’ a sinistra ma di un governo in balia dei diktat dell’ue che già esulta con lo spread tornato a 150, un ulteriore indebolimento della già fragile e precaria sovranità.
    Nel Governo contano i programmi e le persone: il programma è ormai abbastanza noto, le persone hanno il volto di Franceschini e del “trasformista” Conte.

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