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Totoministri, il nodo vicepremier: Di Maio non vuole mollare la poltrona

by Adolfo Spezzaferro
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Roma, 30 ago – M5S e Pd continuano a scornarsi per la spartizione delle poltrone del governo Conte bis. Mentre il premier incaricato si porta avanti con le consultazioni con i partiti (incassando il sì di LeU, del Psi, dell’Union valdotaine, accontentandosi dell’astensione di Svp, mentre +Europa è divisa tra la “mozione” Bonino, contraria all’inciucio, e quella Tabacci, favorevole), dem e 5 Stelle restano divisi sul nodo del vicepremier e sulle caselle chiave dell’esecutivo. La diarchia del governo gialloverde non va giù al Pd, che reclama il posto di vicepremier unico considerando la poltrona di premier assegnata ai 5 Stelle. Su questo scoglio a quanto pare si arebbe incagliata la trattativa sull’organigramma del governo. Sono diversi in nomi in lizza per il posto di vicepremier: per i 5 Stelle ovviamente il capo politico Luigi Di Maio (ipotesi finora respinta dai dem per le ragioni di cui sopra), per il Pd Dario Franceschini e di Andrea Orlando, ma anche quelli di Vincenzo Spadafora (M5S) e di Paola De Micheli (Pd), che sarebbero in pole anche per la poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Come si vocifera da giorni, a Palazzo Chigi inoltre potrebbe arrivare con la delega ai servizi segreti l’attuale presidente del Copasir Lorenzo Guerini (Pd). Nell’eventualità però è improbabile che un altro esponente del Pd lo sostituisca al Viminale.

Ancora da assegnare Esteri, Economia e Interni

Sono ancora da assegnare le caselle chiave degli Esteri, dell’Economia e del Viminale che, potrebbero andare, rispettivamente, a Marina Sereni o Enzo Amendola del (Pd), all’europarlamentare Roberto Gualtieri (Pd) e al prefetto Alessandro Pansa (ex capo della Polizia). Dal canto suo, il M5S per adesso ha messo sul piatto di Conte i nomi delle ex ministre Giulia Grillo e Barbara Lezzi da riconfermare alla Salute e al Mezzogiorno.

Il Pd chiede la parità di genere: ecco la squadra di donne

Il Pd, invece, con la regia del segretario Zingaretti e della vice De Micheli (in lizza per due posti: sottosegretaria al Presidenza del Consiglio o ministro dello Sviluppo economico) sta preparando una intera squadra di donne da sottoporre all’attenzione di Conte: la renziana Anna Ascani, ora capo gruppo in commissione Cultura alla Camera per i Beni Cuturali; Lia Quartapelle, esperta di Esteri, per le Politiche Comunitarie; Chiara Braga, capogruppo in commissione Ambiente, per l’Ambiente; Deborah Serracchiani per la Famiglia; oltre la già citata Marina Sereni per gli Esteri. Chissà se i 5 Stelle saranno in grado di rispettare la parità di genere nella scelta della squadra di governo, come chiesto da Zingaretti.

I dicasteri blindati da Di Maio

Di Maio avrebbe blindato i nomi di Alfonso Bonafede (ma alla Giustizia non è escluso un ritorno del dem Andrea Orlando), di Riccardo Fraccaro (Riforme), di Sergio Costa (Ambiente), di Nicola Morra (Istruzione), di Stefano Patuanelli (che sostituirebbe il No Tav Toninelli alle Infrastruture) e di Francesco D’Uva (alle Riforme se Fraccaro viene “promosso”). Per se stesso, poi, Di Maio rivendica (ci ha preso gusto, dopo le tre poltrone del governo gialloverde) il posto da vicepremier e quello da ministro della Difesa. In alternativa potrebbe andare al ministero del Lavoro (ma lì il Pd vorrebbe schierare il veterano Graziano Delrio). Se Di Maio andasse al Lavoro, la Difesa resterebbe alla pentastellata Elisabetta Trenta.

Sulla spartizione dei ministeri tra dem e pentastellati inoltre aleggiano le ingerenze del garante dei 5 Stelle Beppe Grillo (che vorrebbe più tecnici e meno politici nel’esecutivo) e soprattutto quelle vociferate del premier incaricato, che vorrebbe dire la sua sui nomi della squadra.

Adolfo Spezzaferro

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1 commento

Fabrizio 30 Agosto 2019 - 9:19

Che indecenza !!!!!

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