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Perugia, 20 mag – Alla fine la Marini si è dimessa davvero. Dopo le pressioni dei consiglieri regionali e soprattutto dopo la bufera mediatica che l’ha investita nel fine settimana, la presidente della Giunta regionale ha confermato le sue dimissioni dopo che l’Assemblea legislativa dell’Umbria le aveva respinte, due giorni fa (con il voto della stessa Marini).



Dimissioni formalizzate

La Marini, indagata nell’inchiesta sui concorsi pilotati all’ospedale di Perugia per abuso d’ufficio, rivelazione di segreto e falso, ha formalizzato la conferma delle dimissioni da lei presentate “ai sensi dell’articolo 64, comma 3 dello Statuto regionale, già comunicate in data 16 aprile 2019 e discusse dall’Assemblea nelle sedute del 7 e 18 maggio scorso” con una comunicazione Pec alla presidente dell’Assemblea legislativa Donatella Porzi. Ricordiamo che dopo una penosa serie di ripensamenti giunti sino alla segreteria nazionale dem – non ultimo a Zingaretti che aveva “chiesto coerenza” alla Marini – questo fine settimana in consiglio regionale era giunta una mozione per chiedere alla Marini di recedere dalle dimissioni. Sono stati 11 i voti a favore della mozione, con il voto della stessa presidente decisivo per raggiungere la maggioranza assoluta (nell’assemblea siedono 21 consiglieri) necessaria per approvare l’atto.

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In merito alla sua decisione definitiva Marini parla di “percorso dettato esclusivamente da ragioni istituzionali, di correttezza e di rispetto per tutti i componenti dell’Assemblea, sia di maggioranza, sia di opposizione, e non certo da ragioni personali”. Alla fine della comunicazione viene ringraziata la presidente dell’Assemblea legislativa “per la collaborazione istituzionale di questi anni, al servizio delle istituzioni e della comunità regionale”, i componenti dell’assemblea legislativa e al personale di Giunta e Consiglio “che in questi 9 anni mi ha supportato con competenza, rigore e professionalità nello svolgimento del mio complesso mandato istituzionale”. La conferma, definitiva e inappellabile, delle dimissioni sarà formalizzata in seduta dell’Assemblea legislativa che dovrà provvedere a completare le procedure previste dall’articolo 64, comma 3
dello Statuto regionale. Questa volta senza penose sorprese.

Cristina Gauri

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