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Macerata, 6 feb – C’è un altro indagato per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Se Innocent Oseghale, lo spacciatore nigeriano accusato di aver fatto a pezzo il corpo della diciottenne, è l’unico a essere in prigione e non per omicidio ma per vilipendio, soppressione e occultamento di cadavere, gli inquirenti stanno lavorando sugli eventuali complici. Tra questi sarebbe stato individuato un amico del pusher, anche lui nigeriano.
L.D., queste le iniziali del suo nome, unico elemento che è stato reso noto oltre alla sua nazionalità, al momento sarebbe indagato per concorso in spaccio di droga. Resta da stabilire quale sia il suo reale coinvolgimento nel macabro omicidio, e se e come abbia aiutato Oseghale. Forse ha contribuito a fare a pezzi il corpo di Pamela, forse ha pulito la casa dell’amico mentre questi si sbarazzava del cadavere. Di sicuro le ha venduto l’ultima dose di eroina.
Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la mattina del 30 gennaio, tre ore prima di morire, Pamela, venne accompagnata proprio da Oseghale dall’amico pusher che vendeva eroina. Allo Stadio dei Pini di Macerata la ragazza comprò la droga dal nigeriano amico del suo assassino e la pagò con i soldi che le diede l’uomo che il giorno prima le diede un passaggio mentre stava scappando dalla comunità di recupero per tossicodipendenti. Fu dopo aver acquistato l’eroina che Pamela andò in farmacia per comprare la siringa e poi salì in casa di Oseghale.
Intanto emergono nuovi dettagli sul luogo dove si è consumato l’omicidio. La mansarda di via Spalato 124 era stata affittata tempo fa alla compagna di Oseghale, ma nonostante i vicini di casa in un primo tempo abbiano riferito che non ci sarebbero mai stati problemi, ora si scopre che le cose non sono andate proprio così. Il proprietario di casa, un regista che oggi vive in Sardegna, ha dichiarato che poco dopo aver affittato l’appartamento alla donna, che non ha mai visto di persona, i vicini si sono lamentati perché nell’appartamento vivevano almeno dieci immigrati.
Dopo le lamentale, il proprietario avrebbe contattato la donna e le avrebbe intimato che lì potevano starci in tre. La donna, però, dopo poco tempo ha lasciato l’appartamento e insieme al figlio che aveva nel frattempo dato alla luce si era trasferita in una comunità protetta. In via Spalato c’era rimasto solo il suo compagno: Innocent Oseghale.
Anna Pedri

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5 Commenti

  1. Che belle storie di vita quotidiana,che integrazione perfetta , esiste a Macerata un nigeriano che non spacci???Il fenomenale sindaco piddino ,oltre che preoccuparsi della salute dei suoi amici africani ben pasciuti e dei rigurgiti neonazisti ha qualche interesse per i poveri sfigati sudditi italiani o è solo impegnato a censurare chi non la pensa come lui e ad appoggiare i suoi sodali sorosiani??? Poiché pare chiaro che la distorsione mediatica è giunta a livelli di pura pazzia……. Ma come vi mettete i casini in casa,fate arrivare camionate di africani tribali e analfabeti e poi vi arrabbiate contro il razzismo e la xenofobia…… Quale razzismo??? Forse quello della sinistra comunista e incapace contro gli italiani. Vergognatevi.

  2. …….due tipi di ”giustizia”: una per i compagnucci dei radical chic sorossiani e una per i cattivissimi ”nazisti”….il povero negro non viene neanche sfiorato dall’accusa di omicidio, mentre il bruto ”nazista”’ viene accusato di strage (( ma che cazz di strage ha fatto ??) e odio razziale…Per chi non ha capito come funzionano le cose in un paese comandato dai Soros…

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