Roma, 15 giu – Roma nel caos, tanto che al sindaco Virginia Raggi per un attimo sfugge una via intitolata dal “suo” Comune niente di meno che a Giorgio Almirante. La grillina però rimedia subito bloccando tutto: certe emergenze vanno affrontate con priorità assoluta.
Tutto è successo perché ieri l’assemblea capitolina ha dato il via libera a una mozione di Fratelli d’Italia con cui si chiedeva di intitolare una strada della Capitale allo storico segretario del Movimento sociale italiano, “uno degli uomini più importanti nella storia della destra e della politica italiana” – come spiega la leader di FdI Giorgia Meloni. Ma come è stato possibile? I sì alla mozione sono stati quelli di FdI, della lista “Con Giorgia” e quelli del M5S. I voti favorevoli erano stati 23, due gli astenuti e un contrario (la consigliera pentastellata Maria Agnese Catini).Gli altri gruppi non erano presenti, il Pd in particolare non c’era perché i consiglieri erano usciti in protesta per l’assenza della sindaca Raggi. La notizia dell’ok alla strada intitolata ad Almirante ha scatenato un polverone e nella notte è arrivato il no della Raggi.
Nessuna strada a Roma sarà dedicata a Giorgio Almirante“, ha annunciato la grillina, che oggi stesso presenterà una mozione a sua firma per vietare l’intitolazione di strade ad esponenti del fascismo o persone che si siano esposte con idee antisemite o razziali. La Raggi era stata interpellata sulla mozione poco ore prima, durante la registrazione della trasmissione Porta a porta, ma il sindaco, già alle prese con l’ennesima tegola sulla testa, quella dell’inchiesta sullo stadio della Roma, era rimasta interdetta. “Non sapevo nulla, mi sorprende – aveva risposto dopo qualche secondo di incertezza – sono qui e mi sono allontanata dal Consiglio comunale da qualche ora”. Poi aveva aggiunto: “Se il provvedimento è passato, vuol dire che i consiglieri si sono determinati”. E, alla domanda se lei fosse d’accordo con la decisione, aveva replicato: “Il sindaco prende atto della volontà dell’aula, che è sovrana, come il Parlamento“. Qualche ora dopo il dietrofront e l’annuncio del divieto all’intitolazione di una via ad Almirante.
Perché la Raggi ha fatto marcia indietro, in barba alla sovranità dell’Aula consiliare capitolina? Semplice, perché subito dopo il via libera alla mozione, la Comunità ebraica aveva parlato di “una vergogna per la città”. “Chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la Difesa della Razza, senza mai pentirsene – questa la condanna – non merita una via come riconoscimento”. La sinistra era insorta contro la destra, fiera del risultato ottenuto. Stefano Fassina di LeU parlava di “ferita alla città” e il Pd romano in un tweet attaccava: “Mentre la Capitale sprofonda tra scandali e corruzione, la Raggi e il M5S gettano la maschera e si spingono dove neanche Alemanno aveva osato. Il M5S è estrema destra“.
Alla fine, la notte ha portato consiglio al sindaco di Roma, che ha ristabilito l’ordine. Meno male. Adesso la Capitale è un po’ più al sicuro.
Adolfo Spezzaferro

6 Commenti

  1. A Roma hanno intitolato una strada a mio padre. Lui però era fascista. Intendo chiedere a quella donnetta della raggi che tolga l’intitolazione: troppo onpre per questa giunta di quaquaraqua.

  2. …..dimenticano che , a Roma, esiste un ”viale P. Togliatti…”..”A partire dalla sollecitazione lanciata nell’ottobre 1986 dallo storico magiaro-francese François Fejto, sono stati trovati i documenti inediti che comprovano al di là di ogni ragionevole dubbio l’accusa che egli abbia sollecitato l’intervento armato sovietico contro la rivoluzione ungherese[99]. Inoltre nel 1957 alla I Conferenza mondiale dei partiti comunisti tenuta a Mosca egli votò, insieme agli altri leader comunisti a favore della condanna a morte dell’ex presidente del Consiglio ungherese Imre Nagy e del generale Pal Maleter, ministro della Difesa, arrestati con due diverse imboscate l’anno prima dalle truppe sovietiche d’occupazione, rispettivamente il 3-11 nel quartier generale sovietico di Tokol e il 22-11 appena uscito dall’ambasciata jugoslava con il salvacondotto del governo Kadàr, con l’accusa di aver aperto «la strada alla controrivoluzione fascista»[100]. Un comunista insospettabile come Pietro Ingrao ha recentemente testimoniato[101] la soddisfazione di Togliatti per l’avvenuta invasione della ribelle Ungheria. Di fronte ad un addolorato Ingrao, che gli confidava di non dormire la notte, il segretario gli confidò invece di “aver bevuto un bicchiere di vino rosso in più” quella sera del 4 novembre 1956….”

  3. Una massa di ignoranti decerebrati , è all’uomo Almirante che viene dedicata una via , alla sua operosità e alla sua difesa della patria , effettuata con onore e rettitudine……. osteggiare ciò ritengo sia da malati e miopi.

  4. In una societá malata e folle, non avere intestata una strada è un onore. Personaggi politici deboli, corrotti e antitaliani ce l’hanno. Il vero vincitore è proprio Almirante, sempre al di sopra di queste mezze tacche.

  5. Giorgio Almirante nel suo libro “Autobiografia di un fucilatore” narra la sua vita, non solo la sua lotta politica. Almirante racconta che nel periodo in cui era sotto segretario del Ministro Mezzasoma nel periodo della Repubblica Sociale, diede riparo e aiuto a un suo amico ebreo; dopo il 25 aprile Almirante rimase latitante per un periodo non breve e trovo’ riparo presso un suo amico ebreo (non ricordo se trattasi della medesima persona). Io sinceramente non so cosa lui avesse scritto sulla rivista “La difesa della razza”, pero’ credo che il suo gesto di aiuto vero e quello analogo successivo del suo amico fossero degli atti coraggiosi e non ricordo che fossero stati smentiti da nessuno, quindi rispetto per chi al tempo ha rischiato e molto.

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