Roma, 29 mar – “Basta col terrorismo sulle varianti del coronavirus, non possono essere una scusa per chiudere“: così Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma. “Sono contrario a drammatizzare la questione delle varianti del coronavirus. C’è chi le usa come clava, invece vanno studiate. Quando, durante l’estate, era spuntata quella spagnola, nessuno si è preoccupato. E pure quella inglese, ormai, la conosciamo”, fa presente il medico. “No a mezzi di distrazione di massa: il nostro obiettivo primario è vaccinare la popolazione. Le varianti, poi, non possono essere una scusa per chiudere“. Vaia non ci gira intorno e va dritto al punto: bisogna riaprire.



Vaia: “Le varianti spuntano di continuo. Che facciamo? Non ne usciamo più?”

“Ci possono essere dei momenti in cui chiudi, perché circola una variante che ti preoccupa. Ma il vero problema, poi, è cosa fai nei 15 giorni di chiusura. In quel periodo devi lavorare dalla mattina alla sera per studiare, isolare e sequenziare il ceppo e poi sviluppare il vaccino. Se non facciamo come il gioco dell’oca: torniamo sempre indietro. Le varianti spuntano di continuo. Che facciamo? Non ne usciamo più?“, fa presente Vaia in un’intervista al quotidiano La Verità.

Vaia: “Sputnik, la settimana prossima la firma del memorandum”

Poi il direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive affronta il capitolo vaccini. E a proposito di quello russo Sputnik, spiega che “gli studi dobbiamo ancora cominciarli. Per ora, abbiamo un articolo di The Lancet, da cui emerge che l’efficacia del vaccino è del 91,7%. Ovviamente ci sono tanti aspetti da approfondire. Siamo entrati in contatto con i russi per vie diplomatiche: l’ambasciata russa in Italia e l’ambasciata italiana in Russia. I colleghi russi sono disponibilissimi a scambiare dati e materiale biologico. La settimana prossima dovrebbe esserci la firma del memorandum, poi i colleghi russi dovrebbero venire in visita per interfacciarsi con la nostra equipe“.

“Monoclonali per combattere il virus”

Il direttore sanitario dello Spallanzani inoltre torna a ribadire l’efficacia degli anticorpi monoclonali come cura anti-Covid. “Invece di agire sulla profilassi, come con il vaccino, forniamo all’organismo del malato direttamente l’arma per combattere il virus, cioè gli anticorpi sintetizzati in laboratorio – precisa -. Vanno somministrati nelle prime fasi della malattia, tre-cinque giorni massimo, alle persone a rischio complicanze. Stiamo usando le due tipologie approvate dall’Aifa: i monoclonali americani Regeneron ed Eli Lilly. Li stiamo dando a persone scelte tramite un formulario dei pronto soccorso e dei medici di famiglia. Abbiamo 12 postazioni, li somministriamo per via endovenosa per 60 minuti, teniamo i pazienti in osservazione per altri 60 minuti e poi li mandiamo a casa. Gli studi ci dicono che si può ridurre l’ospedalizzazione fino all’85%“.

“Riaperture? Sono forse il medico d’Italia più favorevole”

Infine Vaia tocca il tasto più delicato, anche visto l’andazzo con il governo Draghi che invece di compiere quel cambio di passo annunciato al suo insediamento resta sulla linea del rigore, senza riaprire niente. “Io sono forse il medico d’Italia più favorevole alle aperture. E d’estate, il fatto di stare all’aperto offre meno occasioni di contagio. Ma gli spazi di libertà devono essere graduali e premiali: non dobbiamo passare da un eccesso all’altro. Inoltre, la pandemia ci ha insegnato che dobbiamo coltivare stili di vita salutari”, conclude il medico.

Insomma, c’è poco da capire alla fine: per Vaia bisogna studiare le varianti, fare i vaccini, curare il Covid con i monoclonali e riaprire dove si può riaprire. Chissà se verrà ascoltato dal ministro della Salute Speranza.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta