Roma, 13 lug – La chiamata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Giuseppe Conte per sbloccare il caso della Diciotti e far sbarcare gli immigrati, scavalcando il Viminale che aveva ordinato di non far scendere nessuno, incrina l’alleanza di governo. Sì, perché il vicepremier e capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, si è schierato con il Colle, contro l’altro vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.
Sono parole che pesano come pietre: “Se Mattarella è intervenuto – afferma Di Maio – bisogna rispettare il presidente“. Così il vicepremier ad Agorà Estate, spiegando che “servono procedure più veloci, noi avevamo la preoccupazione che dovesse essere perseguito chi aveva commesso violenza sulla nave. Ma deve esserci un messaggio chiaro: i cittadini si aspettano che la giustizia trionfi sempre e in questi casi bisogna accertare che (se ci sono stati degli illeciti, ndr) le persone siano individuate e perseguite. Ha competenza la magistratura, aggredire gli equipaggi non è accettabile. Che Salvini abbia esagerato o meno non mene frega niente, la cosa importante è che con l’intervento del presidente si sia sbloccata la situazione“.
Lo strappo è consumato. Infatti, la replica di Salvini è arrivata all’istante, dai microfoni di Rtl: “Andrò in fondo finché qualcuno non verrà assicurato alla giustizia. Io volevo che le indagini spiegassero cosa era accaduto, per il momento ci sono indagati“.
Certo, avverte il ministro dell’Interno, “mi farebbe arrabbiare se coloro che sono sbarcati finissero tutti a piede libero, la certezza della pena deve essere fondamento per italiani e soprattutto per chi è ospite, non voglio che finisca tutto a tarallucci e vino“.
Sul fronte dei rapporti con il Colle, Salvini smentisce eventuali dissapori: “Non si è mai intromesso in quello che io ho fatto come ministro dell’Interno. Io non ho niente da chiarire. Se comunque Mattarella vuole capire cosa ho fatto, io sono a disposizione. Nessuno mi farà cambiare idea sul fatto che la lotta ai trafficanti di uomini per me è una priorità del Paese”. In ogni caso, il ministro dell’Interno esprime “stupore per il Quirinale che è intervenuto in una decisione che competeva al governo e rammarico per i magistrati della procura siciliana. Sono loro che si stanno assumendo questa responsabilità”. Un chiaro avvertimento alla magistratura.
L’ingerenza del Colle nell’attività di governo è occasione ghiotta per il Partito democratico, che può uscire dall’ombra: “Di fronte all’incapacità del ministro dell’Interno di assolvere al suo compito, senza ogni volta buttarla in propaganda e provocare, Salvini dovrebbe dimettersi per il bene del Paese” è l’accusa del segretario dem Maurizio Martina intervenuto a Radio Capital. “Se sei impegnato in una vicenda cosi delicata non puoi sempre fare sceneggiate”, aggiunge. “Come pensa di governare situazioni come queste? A colpi di tweet e di Facebook? Se mettiamo in fila le cose dette in queste settimane ci accorgiamo che l’Italia non è più sicura ma più isolata e se guardiamo i dati, il numero delle morti in mare rispetto alle partenze sono aumentate ed è un dato preoccupante”, conclude ll leader del Pd (con qualche problema di sintassi). Seguono LeU e compagni, tutti contro Salvini, il quale risponde solo al segretario dem: “Martina chiede le mie dimissioni? Si vede che ha dormito male, poverino…“.
Sono ore difficili per il governo, per la prima volta a un passo da una rottura difficile da sanare. La volontà di Salvini di non buttare benzina sul fuoco in merito all’intervento di Mattarella lascia intendere che non ci sia il disegno di rompere l’alleanza e far tornare tutti al voto, tuttavia la presa di posizione di Di Maio è una sfida evidente. In tutto questo, nel mezzo c’è il premier Conte, che per adesso appare un mero esecutore di ordini – di solito impartiti dai due vicepremier, nel caso della Diciotti, direttamente dal Colle.
Adolfo Spezzaferro

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