Lo sappiamo, non è facile separarsi dalle abitudini. Alcune ci hanno accompagnato da sempre nella nostra vita, ed è per questo motivo che siamo così restii ad abbandonarle.

Prendiamo ad esempio la carta, o comunque un documento cartaceo. Il solo pensiero di “digitalizzare” qualcosa ci sembra fastidioso, complesso, di difficile attuazione. Ed è normale che sia così; siamo abituati ad usare la carta da sempre. Documenti d’identità, contratti, soldi. Tutto ciò che ci serve per lavoro e che riteniamo importante è in formato cartaceo.

Ma se analizziamo vantaggi e svantaggi, benefici e non legati alla carta, scopriamo che questa non porta solo a comodità, anzi. Ed è per questo che la digitalizzazione è davvero utile, anche e soprattutto nel mondo del lavoro, per le aziende ecc.

Ma andiamo per gradi.

Costi e scomodità

Per un’azienda mantenere un archivio cartaceo è scomodo e costoso. L’accumularsi di documenti, specie nelle aziende con ormai qualche anno di attività, diventa sempre più insostenibile. Scomodo innanzitutto: se si presenta il bisogno di esibire o presentare un documento, ritrovarlo in archivio diventa un esercizio dantesco, una ricerca in un autentico girone infernale.

Ultimo ma non ultimo: i costi. Sì perché mantenere uno spazio fisico adibito ad archivio ha un costo, così come predisporre tutti gli accorgimenti in merito alla prevenzione di incidenti o danni al materiale. Preoccupazioni, rallentamenti al lavoro, costi, scomodità. Se a tutto ciò aggiungiamo l’inquinamento ambientale … che senso ha insistere con i documenti cartacei?

La digitalizzazione

Ecco perché la digitalizzazione è la risposta al problema. Firme digitali, documenti, contratti, archivi: tutto è a portata di mano in modo rapido, veloce e soprattutto sicuro. Abbattendo costi e scomodità, senza più inutili archivi fisici. Le aziende stanno ormai progressivamente abbandonando la carta, anche per un discorso di sostenibilità ambientale, e stanno sposando l’idea del digitale.

E tutto ciò che abbiamo di cartaceo? Da buttare? Sì, ma prima occorre digitalizzarlo, in modo da conservare quello abbiamo di importante.

Servizi di digitalizzazione

In Rete possiamo trovare molti servizi di digitalizzazione documentale, come Ardesia.it. Si tratta di una società vanta più di 25 anni di esperienza nella gestione documentale ed è promotore del passaggio dal cartaceo al digitale. Ma sì sa, il passaggio è difficile ed ogni azienda ha situazioni/esigenze diverse; per questo Ardesia non propone offerte a scatola chiusa ma progetta la soluzione più adatta a migliorare la gestione dei documenti in ogni realtà.

Il servizio offre la possibilità di dematerializzare i documenti cartacei e dare il via alla trasformazione digitale, in modo tale da: ottimizzare lo spazio negli archivi, velocizzare la consultazione, avviare il processo di digital transformation e proteggere ogni documento.

Ardesia inoltre non offre solo digitalizzazione, ma anche assistenza software, apertura casella PEC, attivazione Business key … tanti servizi per venire incontro ad ogni esigenza. All’insegna, ovviamente, della comodità e della semplicità digitale.

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3 Commenti

  1. E’ dal 1995 che si sente questa minchiata e così hanno raddoppiato i registri quando fa comodo, altrimenti sparisce pure tutto… “bruciato” comunque.

  2. Sig. Fabio, ma a cosa si riferisce? Quale minchiata? E chi ha fatto cosa? La digitalizzazione è realtà, che poi l’Italia sia uno dei Paesi più ignoranti al mondo al riguardo è un dato di fatto, e se ci aggiunge che siamo anche campioni di retorica…

  3. Documentati p.es. sul incendio al tribunale di Mi (non stiamo parlando di rio Bò), di qualche anno fa, nel quale sono restati solo doc. parziali e non controfirmati. Carta canta…, il digitale non ha migliorato un bel niente perché nella conservazione è ancora più a rischio, precario e costoso della carta, dialettico interessato. Senza poi entrare nella questione dei costi energetici e danno nel riscaldamento ambientale metropolitano. Il digitale è interessante, valido ma non può essere massificato alla “viva il parroco”. E son buono, buon (!) lavoro, Andrea.

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