al verde tache vuoteRoma, 4 nov – Siamo nel sesto anno di crisi, ma almeno abbiamo una consapevolezza granitica ed inscalfibile: i nostri governanti pensano ai problemi in cima all’ordine del giorno, tralasciando le inezie, le frivolezze e le idiozie.

Problemi seri come lo ius soli o le unioni omosessuali, si intende, con l’idea che dando sempre maggiori diritti civili l’economia ripartirà. Guai, ovviamente, a suggerire di dare più soldi, non sia mai, la Bce deve limitarsi a comprare asset tossici dalle banche per assorbire le loro perdite, all’economia reale penserà poi la provvidenza.


Altro problema serissimo, che sarà al centro del programma della neoeletta Commissione Europea guidata da Junker, è la riduzione delle emissioni, che pare debba attestarsi intorno al 40% nel 2030. Abbiamo già spiegato come la pretesa di ricondurre i cambiamenti climatici ai peti delle vacche -e non, per dire, al sole o ai moti terrestri- è sensato come attribuire ad un rituale scaramantico la vittoria della nostra squadra del cuore, ma in realtà il punto non è questo.

Certo, si potrebbe impiegare in modo molto più costruttivo il tempo speso dai burocrati per combattere l’anidride carbonica, ma il problema è che anche ammettendo che sia un problema serio il fatto che la concentrazione di CO2 tenda ad aumentare, in ogni caso non possiamo farci nulla. Un’economia industriale non può fare a meno (ancora) dei combustibili derivanti da idrocarburi, e tassare ulteriormente le imprese perché “inquinano” non farà che accelerare la nostra de-industrializzazione strisciante. Come se oltretutto in Italia la pressione fiscale fosse bassa, ma passiamo oltre.

Nell’Ue la produzione elettronucleare copre attualmente circa il 30% della domanda elettrica europea, ed evita qualcosa come il 10% delle emissioni potenziali (nel caso in cui queste centrali non esistessero e fossero sostituite da impianti termoelettrici) per cui l’unico modo serio che avrebbe l’Ue di attuare il suo fantasioso piano, sarebbe quello di triplicare le centrali nucleari presenti sul territorio europeo. Pura e semplice fantascienza, ed infatti prima la scadenza era il 2020. Vi ricordate la fola del 20-20-20 ovvero ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico il tutto entro il 2020 con cui ci hanno ammorbato allo sfinimento? Era tutto uno scherzo, si passa al 2030. E c’è da scommetterci che entro il 2030 l’asticella passerà al 2050.

Certo, se la Bce stampasse vagonate di euro per finanziare una rete europea di centrali nucleari non saremmo certamente noi a lamentarci, anzi potremmo improvvisamente diventare difensori a spada tratta della storia del riscaldamento globale. Il problema è che non farà nulla di tutto questo: saranno i singoli Stati a tartassare ulteriormente famiglie ed imprese per sussidiare le fallimentari energie alternative anche maggiormente di quanto non abbiano fatto fino ad oggi.

Il futuro che ci si prospetta è verde: non nel senso che è ecologico, nel senso che ci lasceranno al verde, e dovremo pure ringraziare del fatto che si preoccupano per noi.

Matteo Rovatti

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