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p1hh-cover1Trapani, 21 mar – Il P1HH, velivolo a pilotaggio remoto prodotto dalla Piaggio Aerospace, ha avuto un piccolo incidente l’altro ieri, verso l’una circa. Durante delle prove di rullaggio per la valutazione delle caratteristiche di ground handling il drone è finito fuori pista, senza subire danni rilevanti e senza mettere in rischio gli operatori. Tuttavia, in ottemperanza alle normative vigenti, la pista è stata temporaneamente chiusa ed il traffico aereo dirottato verso l’aeroporto di Palermo.

L’evento è accaduto durante un’attività autorizzata e programmata, nell’ambito della previste fasi di sviluppo e sperimentazione del sistema da parte della Piaggio, cui l’Aeronautica Militare sta fornendo supporto tecnico-logistico a livello aeroportuale.

Solitamente gli incidenti o i fuori programma in aeronautica destano un notevole, a volte morboso, interesse da parte dei media, appassionati e semplici curiosi, ma stranamente in questo caso a parte qualche giornale locale la notizia è passata sostanzialmente in sordina. La domanda a questo punto suona spontanea: non è che qualcuno ha interesse a “proteggere” il velivolo? La risposta sembra essere affermativa.

L’HammerHead, nome di battesimo di questo UAS (Unmanned Aerial System), è un velivolo a pilotaggio remoto capace di decollo e atterraggio automatico (ATOL Automatic Take Off and Landing) che si posiziona nella fascia alta dei velivoli a pilotaggio remoto MALE (Medium Altitude Long Endurance). Il velivolo ha destato da subito l’interesse dell’Aeronautica in quanto derivato dal P-180 che ha già acquisito tutte le autorizzazioni e certificazioni necessarie al volo in ambito civile, il che “consentirà – secondo quanto riferito dall’Aeronautica – di operare anche su aree densamente popolate e grazie alle capacità Isr (Intelligence, surveillance and reconnaissance) di cui è dotato, di fornire un apporto fondamentale in chiave di sicurezza del Paese” ed ha in passato dichiarato di voler acquistare 6 droni e 3 stazioni di controllo a terra.

Il sistema è sviluppato dalla Piaggio Aerospace ed è frutto di un programma intergovernativo sugellato da accordi tra Italia ed Emirati Arabi (proprietari del pacchetto di maggioranza di Piaggio) al progetto ha collaborato anche la Selex occupandosi dello sviluppo dei sistemi di controllo dei velivoli e i software di bordo.

Drone-MALE-européen-Airbus-Dassault-et-Alenia-Aermacchi-en-accordMa questa non è l’unica partita giocata dall’Italia nel campo degli UCAV (Unmanned combat aerial vehicle). Finmeccanica, attraverso la controllata (e futura divisione aeronautica) Alenia Aermacchi, sta collaborando insieme a Francia e Germania (Airbus e Dassault), nello sviluppo del Male2020. Come si evince facilmente dal nome, il drone europeo sembra porsi nella stessa identica categoria del P1HH. Questo ovviamente ha destato una disputa e messo in imbarazzo in particolare la Selex che sembra voler tenere “il piede in due scarpe”.

Sull’argomento è infatti intervenuto lo stesso Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica, che durante un audizione alla Camera affermò chiaramente che “non può essere, per gli interessi nazionali, che prerogativa di Finmeccanica”.

E’ bene porre molta attenzione alle parole usate da Moretti: per gli interessi nazionali, ha affermato il numero uno di Finmeccanica ed in effetti esiste in tutta questa vicenda un grosso problema di sovranità e di tutela del comparto aerospaziale nazionale.

l43-mauro-moretti-140702192540_mediumE’ bene ricordare infatti che la Piaggio è controllata dagli Emirati Arabi per oltre il 98% del capitale. Ed è stato proprio Homaid al Shemmari, responsabile aerospazio di Mubadala a rispondere perentorio a Moretti che la ditta non è intenzionata a subire boicottaggi o ritardi per dare precedenza al MALE2020.

Nonostante alcuni ottimisti ritengano che l’Italia stia giocando la duplice carta a suo favore, puntando al HammerHead in ambito nazionale ed al MALE2020 in un contesto europeo. Le contraddizioni però non mancano e non sono certamente sfuggite agli esperti ed addetti del settore. E’ infatti facilmente intuibile che, in questa situazione di forte crisi economica, l’Aeronautica militare non può certo permettersi il lusso di investire fondi in due progetti potenzialmente concorrenziali, quindi il suo interesse verso un prodotto che è di fatto emiratino preoccupa non poco.

Se ne potrebbe dedurre, ed i casi in passato non mancano di certo, che la Difesa non si preoccupi minimamente del ritorno industriale, tecnologico e di know how.

Appare dunque sospetto questo silenzio, soprattutto se si prendono in considerazione i numerosi rumors in merito a problemi tecnici del P1HH, caduti anch’essi sotto silenzio.

I dubbi sono a questo punto leciti, sperando che gli interessi personali e la paura di “offendere” la danarosa Abu Dhabi, non prevalgano sugli interessi nazionali. Di tutto questo marasma gioiscono ovviamente gli Stati Uniti, ben intenzionati a mantenere il loro primato in questo settore.

Cesare Dragandana

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