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graziano_gianvitoRoma, 4 feb – Il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, dott. Gian Vito Graziano, recentemente ha scritto una lettera al neo eletto Presidente della Repubblica invocando di fermare la decadenza culturale del Paese che vede scomparire le Scienze della Terra. Lo abbiamo intervistato in esclusiva.

Lei ha scritto una lettera al neopresidente Mattarella, da cosa è nata questa esigenza?

Innanzitutto per salutare il Presidente neo eletto ma soprattutto nasce dalla sofferenza che stiamo vivendo come categoria professionale sotto tutti i punti di vista: le facoltà di Scienze Geologiche stanno chiudendo e la cultura geologica si sta perdendo e si perderà nei prossimi anni, oltretutto sotto il profilo professionale stiamo vivendo questa grande crisi che attanaglia il nostro Paese. La geologia e la valorizzazione del territorio possono e devono essere uno dei motori trainanti per la rinascita italiana. Nei mesi scorsi avevo scritto una lettera all’Alto Patronato per patrocinare un premio di laurea in Scienze Geologiche a L’Aquila, l’ex Presidente della Repubblica Napolitano ci ricevette e portammo un nuovo documento per la rinascita delle Scienze della Terra, sottolineando l’inaridimento della cultura geologica in Italia.

Vuole spiegare ai nostri lettori cosa comporta la nuova riforma delle università in particolare per le Scienze Geologiche?

La riforma si basa su aspetti numerici: bisogna avere un certo numero di ordinari e sotto tale soglia il dipartimento è costretto a chiudere o ad associarsi ad altri per sopravvivere; di 30 circa dipartimenti di Scienze Geologiche solo 8 sono sopravvissuti alla riforma. La fusione con altri dipartimenti (fisica chimica ecc.) comporta che le materie del corso di laurea non avranno più la stessa qualità rispetto a prima. Quindi anche la ricerca subirà un duro colpo stante soprattutto il blocco della assunzioni.

Quali dovrebbero essere le linee guida nazionali per ridare slancio alle Scienze Geologiche?

Lavorare sull’università cercando di ridare dignità ai dipartimenti in un paese che ne ha grande bisogno, occorre una maggiore presenza di geologi nelle pubbliche amministrazioni, dove non ci siamo e non ci siamo mai stati salvo qualche eccezione. Ad esempio il comune di Genova ha due geologi e il sindaco sta pensando di allargare la pianta organica con altri perché ne ha assoluto bisogno; il problema è nelle scelte: molti dei nostri problemi sono legati a scelte inconsapevoli delle pubbliche amministrazioni. Nonostante si senta la carenza di personale specializzato, a livello dei comuni mancano le risorse per far fronte a questa carenza, anche da un punto di vista normativo, ma davanti a questa consapevolezza degli enti locali c’è stata soprattutto un’inerzia politica che ha frenato certe dinamiche.

Perché è importante la geologia?

Perché la geologia è una scienza che ha la capacità di leggere le dinamiche del territorio aggiungendo un valore che altre scienze non hanno: quello del tempo. Leggere significa prevedere le dinamiche del territorio con un tempo più dilatato, interagendo con tutto quello che noi poniamo sul territorio, che è una prerogativa tipica della geologia, come fossimo una sorta di medici della Terra.

I rischi geologici del paese sono conosciuti (vulcanico, sismico, idrogeologico), esiste un piano coordinato nazionale per farvi fronte?

No, assolutamente, esistono piani per far fronte alle emergenze ma non esistono programmi a medio e lungo termine di messa in sicurezza del territorio, stiamo cominciando ora a fare una programmazione degli interventi di dissesto ma prima non esisteva nulla, ogni Regione faceva da sé in regime di emergenza, senza una regia, ora si sta mettendo mano. Sul rischio sismico invoco da anni uno strumento particolare che è il fascicolo del fabbricato, cioè una sorta di libretto sanitario di tutti i nostri fabbricati che consentirebbe di avere sin da subito lo screening degli edifici, a cominciare da quelli pubblici.

Come si articola il rapporto tra i geologi e le altre istituzioni come comuni, province, Protezione Civile?

Si articola sotto un profilo istituzionale cercando di coinvolgere tutte le istituzioni, si cerca di fare una sorta di inseminazione culturale, di presa di coscienza dei rischi e di valorizzazione delle risorse quali acqua e paesaggio. Per quanto riguarda il coinvolgimento pratico questo è imposto dalla legge: quando faccio un’opera pubblica è d’obbligo che ci sia questo coinvolgimento, ma a volte viene fatto più per scrupolo burocratico che per un vero sentire dell’esigenza. Troppi piani regolatori vengono fatti adottando studi geologici che poi non vengono veramente consultati. Stiamo cercando quindi di disseminare cultura perché le amministrazioni locali devono recepire meglio questo messaggio, passi avanti in questo senso sono stati fatti però.

Cosa direbbe ad un giovane che intende intraprendere gli studi di geologia?

Di farlo con passione perché la passione riuscirà a farlo andare avanti, di stringere i denti e sperare che le cose iniziano a cambiare, ma deve essere fermamente convinto di fare questo passo perché la strada è difficile, ma così facendo scoprirà un mondo molto più interessante di quanto immaginato prima.

Come vede il futuro della nostra professione stante l’attuale situazione?

Con grande preoccupazione, questo a causa di quanto detto prima in merito alla crisi e ai problemi universitari, di contro sono ottimista rispetto al fatto che in questi anni si è tentato di seminare, si è andati nella stessa direzione come comunità geologica. E’ cresciuta, in Italia, la consapevolezza geologica e prima o poi credo i risultati arriveranno.

Quali sono le sue idee per ridare importanza alla nostra categoria?

Credo che essere bistrattati sia dovuto alla nostra storia, perché siamo giovani come categoria; c’è stato un periodo, ai tempi dell’unità d’Italia, in cui i geologi erano molto importanti, risale a quel tempo l’istituzione del Servizio Geologico di Stato. La categoria è figlia dei grandi disastri, tipo il Vajont, e come tale è stata vista come una categoria di naturalisti, d’altro canto è stata vista come una categoria professionale che è andata a erodere competenze di altre professioni, come gli ingegneri. Difatti la legge istitutiva con la quale nasciamo come professionisti è del 1963 ma diventiamo ordine solo nel 1968 per questa conflittualità. Per ridare slancio occorre continuare quindi sulla strada dell’inseminazione culturale, facendo divulgazione nelle scuole, quindi nelle case, lavorare mediaticamente per cercare di spiegare cosa è la geologia e quali vantaggi può averne il cittadino. Queste iniziative porteranno dal basso a far prendere al decisore politico quelle decisioni che noi oggi invochiamo.

lettera presidente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paolo Mauri

2 Commenti

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