Il Primato Nazionale mensile in edicola

Boston, 26 apr – Covid e distanziamento sociale? Non sono connessi. Due professori del Mit hanno sviluppato un metodo per calcolare il rischio di esposizione al virus d in un ambiente chiuso che mette in discussione le regole contemplate dall’Oms.

Covid, lo studio del Mit sul distanziamento sociale

Martin Z. Bazant, professore di ingegneria e matematica applicata, e John WM Bush, ordinario di matematica applicata hanno messo a punto uno studio che considera alcune variabili: il tempo di permanenza, i sistemi di filtraggio, la circolazione dell’aria, l’immunizzazione, le varianti del Covid, l’uso della mascherina combinate con le attività respiratorie in situazioni diverse (respirare, parlare, mangiare, cantare).

“Regola dei 2 metri? Non ha base scientifica”

“Noi sosteniamo che non c’è un grande vantaggio nella regola dei 2 metri, soprattutto quando le persone indossano mascherine”, ha detto Bazant del Mit in un’intervista, contraddicendo le regole Oms. «Questa precauzione non ha una base scientifica: l’aria che una persona espira indossando una maschera tende a salire e scendere in altre parti della stanza, quindi si è quasi più esposti restando lontani».

La variabile fondamentale “ignorata” dall’Oms

La variabile fondamentale, colpevolmente trascurata dagli scienziati dell’Oms, è la quantità di tempo trascorso al chiuso, ha detto Bazant del Mit. Infatti, più a lungo qualcuno trascorre tempo al chiuso con una persona infetta, maggiore è la possibilità di trasmissione. «La nostra analisi mostra che molti spazi, oggi forzatamente chiusi, non hanno bisogno di esserlo», ha detto Bazant. «Spesso, lo spazio è abbastanza grande, la ventilazione è abbastanza buona, la quantità di tempo che le persone trascorrono insieme è tale che quegli spazi possono essere gestiti in sicurezza anche a piena capacità».

“Enfasi sulla distanza è fuori luogo”

Secondo questa intervista agli studiosi del Mit riportata anche dal Daily Mail, le regole sul distanziamento sociale di due metri imposte dell’Oms, e che per forza di cose hanno costretto attività a chiudere, sono «semplicemente non ragionevoli».  «Questa enfasi sulla distanza è stata davvero fuori luogo fin dall’inizio. Il CDC e l’OMS non hanno mai fornito una spiegazione per questo, hanno detto solo che questo è ciò che va fatto e l’unica giustificazione di cui sono a conoscenza, si basa su studi su tosse e starnuti, in cui si osservano le particelle più grandi che potrebbero sedimentare sul pavimento e anche in questo caso è molto approssimativo, si può certamente avere un raggio più lungo o più corto, o goccioline di grandi dimensioni», ha detto Bazant. «La distanza non aiuta più di tanto e dà anche un falso senso di sicurezza: si è al sicuro a 2 metri come lo si è a 18 se si è in casa. Tutti in quello spazio corrono più o meno lo stesso rischio, in realtà», ha osservato.

Ilaria Paoletti

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta